Statistiche e proposte al Congresso Amsi su carenza medici, infermieri e fisioterapisti

SanitĂ . Congresso Amsi: “Nel 2026 mancheranno 100.000 medici, 60 mila infermieri e 30 mila fisioterapisti sia nel pubblico che nel privato”

Amsi: “8000 richieste dal 2018 al 31 maggio 2019 per 4400 medici, 2800 infermieri, 800 fisioterapisti”

Medicina (nuovosoldo.it)

Cosi l’Associazione Medici Stranieri in Italia (Amsi) ed il Movimento internazionale “Uniti per Unire”, dopo un attenta e ed accurata indagine nel settore presentano in apertura del Congresso Amsi svoltosi il 22.06 a Roma presso la Clinica Ars Medica le statistiche della carenza medici, infermieri e fisioterapisti che il servizio sanitario italiano ha bisogno entro il 2026.

Si tratta di un fenomeno alquanto preoccupante, dato che si sta sviluppando, contemporaneamente, ad un altro problema abbastanza grave: la sempre piĂą crescente richiesta di medici italiani di trasferirsi all’ estero. Un argomento di ineludibile importanza, dato che entro il 2026 saranno circa 100.000 i medici di cui si avrĂ  bisogno sia nel settore pubblico quanto privato in base alle richieste giunte all’Amsi, il numero delle strutture e le condizioni socio-economiche di ogni regione. Cosi il fabbisogno di ogni regione di medici entro il 2026: Lazio (15.000), il Veneto (10.000), Piemonte (10.000), Lombardia (9.000), Emilia Romagna (8.000), Puglia (7.000), Toscana (4.000), Campania (4.000), Sicilia (4.000), Molise (4.000), Abruzzo (3.000), Liguria (3.000), Umbria (3.000) , Marche (3.000), Calabria (3.000), Friuli Venezia Giulia (3.000), Sardegna (2.000) , Basilicata (2.000), Valle d’Aosta (2.000) e Trentino Alto Adige (1.000). Inoltre mancheranno sempre entro il 2026 60.000 infermieri e 30.000 fisioterapisti.

Per quanto riguarda la grande mole di richieste pervenute all’ Amsi da parte di strutture sanitarie pubbliche e private (cliniche, studi medici, poliambulatori, centri di fisioterapia per analisi, localitĂ  turistiche, guardia medica e per assistenza scolastica e sportiva) di offerte di lavoro per medici stranieri che ha avuto un incremento del 40 per cento nei primi mesi del 2019 dopo la campagna mediatica nazionale da parte della nostra associazione. Dal 1 gennaio 2018 sono stati, infatti, richiesti all’Amsi 8000 professionisti della sanitĂ : in particolare, 4400 medici, 2800 infermieri e 800 fisioterapisti. Per quanto riguarda i medici, la Regione che ha avanzato le richieste maggiori è il Veneto (500), seguita dal Piemonte (500), Lombardia (450), Puglia (400), Lazio (400), Toscana (300), Campagna (300), Emilia Romagna (350), Sicilia (150), Molise (200), Abruzzo (100), Liguria (100), Trentino Alto Adige (60), Umbria (200), Marche (100), Calabria (70), Basilicata (60), Valle d’Aosta (60), Friuli Venezia Giulia (50) e Sardegna (50). Le specializzazioni maggiormente richieste sono inerenti al campo dell’ Anestesia , Ortopedia, Medicina d’urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia, Neurochirurgia, Geriatria , Medicina sportiva, Medici nelle localitĂ  turistiche ed anche Medici di famiglia.

Inoltre negli ultimi 5 anni, infatti, vi sono stati fra loro oltre 5000 professionisti che hanno chiesto apertamente di poter lavorare al di fuori dei nostri confini nazionali. Le motivazioni da loro avanzate sono state molto varie: dal fatto di voler acquisire esperienza e pratica nell’ambito chirurgico, da quelle di voler lavorare in ambienti con aspetti culturali e religiosi per loro piĂą affini, sino ad arrivare al desiderio di approfondire il proprio interesse scientifico, in particolare per compiere ricerca nelle branche di ginecologia, pediatria diabetologia, pneumologia, oculistica, dermatologia e malattie infettive. Le 5000 richieste sono arrivate per il 65% da persone molto giovani, per il 25% da pensionati, per il 15% da medici in attivitĂ  e per il 5% da appartenenti ad associazioni e comunitĂ  che si occupano di cooperazione. Le richieste hanno avuto un’impennata del 40% a partire dal primo gennaio del 2018, e sono principalmente giunte da Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio, Puglia, Campania, Emilia Romagna ,Umbria e Sicilia. E’ stato anche possibile stilare un elenco delle mete piĂą desiderate : il 25% verso Paesi europei (Inghilterra, Belgio, Scozia, Germania), 10% Paesi dell’Est (Albania, Romania, Polonia, Ucraina, Russia), il 30% verso Paesi Arabi (Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Libano, Tunisia, Egitto, Somalia, Marocco, Palestina, Libia, Sudan, Iraq e Kuwait); il 15%, invece, chiede i Paesi africani ed il Corno d’Africa (Nigeria, Congo, Camerun, Eritrea e Etiopia ), il 10% i Paesi sud America (Ecuador, Brasile, Argentina, Messico, PerĂą e Colombia), il 5% Cuba e Nord America,mentre il restante 5% desidera trasferirsi nei paesi asiatici ed Israele. L’ Amsi ha anche registrato un incremento del 25% negli ultimi 3 anni, di domande da parte di medici stranieri, giĂ  residenti in Italia, che chiedono di poter tornare nei loro paesi di origine, o per i motivi sopra indicati o a causa dell’ impossibilitĂ  di poter svolgere concorsi pubblici, perchĂ© privi della cittadinanza italiana. Anche le paghe basse sono motivo di malcontento ( a volte è di sole 7 euro l’ora il compenso nella sanitĂ  privata). Da questi dati si evince con chiarezza che è necessario ricercare soluzioni urgenti per contrastare la cosiddetta “fuga dei cervelli” che si stima circa 2500 professionisti della sanitĂ  italiani lasciano l’Italia per una meta piĂą vantaggiosa, ovvero l’ afflusso dei medici e dei professionisti della sanitĂ  verso l’estero, in modo da rafforzare il S.S.N. italiano, il quale potrebbe trovarsi , nel giro di poco tempo, ad essere inghiottito dall’annoso problema della carenza di medici, con un conseguente grave danno all’assistenza sanitaria da fornire alla popolazione. Bisogna creare le condizioni favorevoli nell’ ambito lavorativo e della ricerca universitaria (urgono 10 mila borse di specializzazione) per portare in controtendenza questi dati, contrastando i bassi salari, lo sfruttamento lavorativo e la dilagante burocrazia che, purtroppo, si espande sempre piĂą nell’ambito dell’esercizio della professione medica, abbreviare il periodo del riconoscimento dei titoli di studio esteri e consentire ai medici stranieri, i quali hanno esercitato la professione in Italia da piĂą di 5 anni e non possiedono la cittadinanza italiana, di poter sostenere concorsi pubblici e stipulare contratti a tempo indeterminato almeno per 5 anni. E’ un passaggio necessario per integrare in pieno gli stessi medici stranieri nel SSN e nella sanitĂ  pubblica e per non farli sentire“medici di serie B”. Noi tutti, uniti, ribadiamo il nostro netto no alla“guerra tra poveri” e non accettiamo piĂą metodi di sotto-pagamento , compensi compiuti in ritardo e la discriminazione nell’ambito lavorativo per tutti i professionisti della sanitĂ  sia di origine straniera quanto italiana.

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