I Romeo-Santapaola, “costola peloritana” del mandamento di Cosa Nostra di Catania

Messina (nuovospldo.it)

di Antonio Mazzeo

Un gradino più su dei clan che da sempre esercitano il controllo sociale e militare sui rioni di Giostra, Gravitelli e Camaro e della periferia sud della città di Messina. Secondo la ricostruzione degli organi investigativi, la famiglia dei Romeo-Santapaola sarebbe l’organizzazione mafiosa superiore e sovraordinata, solidamente strutturata, del variegato e polverizzato panorama criminale peloritano. Un gruppo che da sempre preferisce tenersi lontano dai conflitti armati inter-cosca, puntando invece alla penetrazione nel tessuto finanziario ed economico locale e nazionale, anche grazie alla fidelizzazione di professionisti, imprenditori, funzionari e pubblici amministratori. Punti di forza dei Romeo-Santapaola il nome e i legami, sufficienti ad incutere il massimo rispetto tra i capimafia dei mandamenti storici di Cosa Nostra siciliana e della ‘Ndrangheta calabrese.

Romeo-Santapaola Uber Alles

Una puntuale analisi sul peso specifico criminale e le molteplici connection della famiglia-guida di Messina e provincia è stata fatta all’ultima udienza del processo Beta da Vincenzo Musolino, maresciallo dei Carabinieri in servizio presso la locale Sezione anticrimine dal 2013. “L’attività di indagine Beta trae inizio intorno all’ottobre del 2013; in quel periodo eravamo impegnati nel riscontro di alcuni spunti forniti dalla collaborazione del pentito barcellonese Carmelo D’Amico”, ha esordito l’inquirente. “Storicamente la Sezione anticrimine di Messina aveva svolto la maggior parte delle proprie indagini nel territorio del Longano, quindi nelle varie operazioni che erano Gotha 1, Gotha 2, 3, 4… Non aveva mai toccato, se non in tempi piuttosto anteriori al 2000-2001, il territorio di Messina. Si è cominciato pertanto con uno studio di quelle che erano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare di Angelo e Sebastiano Mascali, Santo La Causa, Carmelo Bisognano e Carmelo D’Amico. La fase successiva è consistita nei servizi di osservazione e poi in un’attività tecnica che ha riguardato i membri principali della famiglia Romeo, in particolare inizialmente Francesco Romeo, Vincenzo Romeo, Pasquale Romeo, nonché i fratelli Pietro Santapaola e Vincenzo Santapaola. Via via l’attività di indagine è stata estesa a tutta la famiglia Romeo nonché a tutti coloro che erano in contatto con loro, soprattutto alcuni imprenditori o pubblici amministratori. La prima intenzione era scoprire tutti i possibili soggetti che avevano rapporti con loro, sia attraverso l’attività tecnica pura (intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche), che quella diretta di osservazione. Si è proceduto a mettere alcune telecamere in posizioni strategiche, cioè nei luoghi dove si incontrava l’organizzazione. In particolare all’interno dell’ufficio della XP Immobiliare che era la base degli incontri che avvenivano tra Vincenzo Romeo e l’imprenditore Biagio Grasso, l’esterno del Ritrovo Montecarlo che era un’attività commerciale aperta dalla famiglia Romeo, in particolare da Benedetto Romeo, e ancora la militarizzazione esterna dell’Hospital Bar. Un altro punto di incontro ha riguardato anche la New Time, un negozio di orologeria che si trovava sulla via Tommaso Cannizzaro e che era il quotidiano luogo dove si recava Pietro Santapaola. Sono state inserite anche delle microspie al fine di poter captare dei dialoghi di interesse. Bene, proprio un esempio riguarda appunto la New Time. Uno dei collaboratori aveva riferito che Pietro Santapaola aveva lasciato come punto di riferimento questa gioielleria nell’ambito della sua conoscenza con il soggetto messinese.

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