In occasione di questo primo Pride dello Stretto

La fase politica che ci troviamo ad attraversare è caratterizzata da un forte attacco ai diritti delle donne, della comunità LGBT+ ed in generale a chiunque non sia maschio, bianco, cittadino italiano, eterosessuale, con una fonte di reddito sicura.

In Italia i settori politici più conservatori si pongono a difesa di questa condizione: basti pensare all’obiezione di coscienza, che di fatto rende inapplicata la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, o alla tardiva e non completamente soddisfacente introduzione delle unioni civili.

Oggi, il vento che soffia da più direzioni nel nostro Paese, alla luce soprattutto dello spostamento a destra dell’asse politico dopo queste elezioni europee, è quello della reazione, che si abbatte con ancora più forza sulle lavoratrici, sulle disoccupate e trasversalmente sulle fasce popolari: dal Ddl Pillon, che tende a inibire il divorzio, agli ordini del giorno contro la 194 nei consigli comunali; dalla paura irrazionale di inesistenti teorie “omosessualizzanti”, alla colpevolizzazione delle donne vittime di violenza; dalle discriminazioni salariali e di opportunità, fino alla riaffermazione dei ruoli di genere tradizionali in cui le donne dovrebbero essere relegate ad  incubatrici per la razza italica.

Questa condizione è ulteriormente consolidata dallo smantellamento progressivo della sanità e della scuola pubblica, che scarica quasi interamente sulle donne il lavoro di cura domestico e familiare.

 

In occasione di questo primo Pride dello Stretto (e ci auguriamo di una lunga serie) cui va la nostra più totale adesione e partecipazione come circolo “P. Impastato” e Federazione del Partito della Rifondazione Comunista, ci preme ricordare la figura di Mario Mieli, fondatore del primo movimento italiano LGBT+ “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), filosofo legato al marxismo rivoluzionario che dimostrò nel suo saggio “Elementi di Critica Omosessuale” come l’omofobia non fosse altro che un prodotto della società patriarcale-borghese e capitalistica. La sua lotta alla cultura dominante, infatti, si innestava nella più ampia lotta di classe, trovando un lungo filo rosso che univa l’omofobia, alla discriminazione ed allo sfruttamento.

 

La specificità del movimento LGBT+ italiano, che oggi in parte subisce le seduzioni ed i richiami della vulgata liberale, consisteva nel legare i diritti civili a quelli sociali in un sodalizio inscindibile verso l’emancipazione totale dell’essere umano nella società socialista. Oggi riteniamo questo legame  ancor più necessario.

Nel ricordare, tra l’altro, che la manifestazione dell’8 giugno a Messina si inserisce nel più ampio progetto dell’OndaPride che quest’anno onorerà con le sue parate il ricordo dei Moti di Stonewall nel loro 50esimo anniversario, comunichiamo il nostro plauso al coordinamento promotore del Pride dello Stretto, che ha voluto impreziosire questa nuova esperienza per la città con la parola d’ordine dell’intersezionalità, valore che caratterizza anche la nostra comunità politica.

 

Giorno 8 scenderemo in piazza a Messina ed invitiamo tutti i cittadini a farlo, ribadendo la necessità di trasmettere questi valori, questi ideali e mettere in campo azioni e pratiche politiche per liberare la nostra società dallo sfruttamento, dal patriarcato e da ogni forma di intolleranza e odio razziale.

Uniti si vince!

 

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