Migliaia in corteo a Cinisi per Peppino Impastato

«Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell’ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore”.
(Dalla canzone I cento passi dei Modena City Ramblers)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda indietro e non vede la coda del corteo: “Siamo diecimila o poco meno, una grande folla”, dice Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, ucciso dalla mafia il 9 maggio ’78 a Cinisi, dove la manifestazione, partita dalla sede di Radio Aut a Terrasini intorno alle 16, arriverà davanti alla Casa memoria intitolata al militante di Democrazia proletaria e alla madre Felicia, morta nel 2004, due anni dopo la condanna all’ergastolo del boss Tano Badalamenti come mandante dell’omicidio.   “Abbiamo il compito – aggiunge Giovanni Impastato – di trasmettere ai giovani, con un linguaggio nuovo, questa storia di lotta e di coraggio”.

Un anno prima della sua uccisione, Impastato aveva dato vita a Radio Aut, dai cui microfoni denunciava gli affari di Tano Badalamenti, che aveva soprannominato “Tano Seduto”. La sua era una voce scomoda che bisognava silenziare a tutti i costi in una Sicilia in cui il dominio della criminalità organizzata era assoluto. Il suo cadavere fu trovato sui binari della ferrovia. Accanto c’era del tritolo. Cosa nostra voleva che la sua morte passasse per un fallito attentato terroristico. E in un primo momento si pensò che fosse avvenuto proprio questo, salvo poi scoprire, grazie al’impegno del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, che in realtà si trattò di un delitto mafioso.

Numerose le iniziative organizzate a Cinisi, nel palermitano, sua città natale. Alle ore 16:30 un corteo è partito da Terrasini, sede di Radio Aut, per raggiungere Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato a Cinisi, divenuta presidio di legalità e luogo d’incontro di moltissime realtà di impegno sociale operanti dentro e fuori l’Italia. A guidare il corteo, oltre agli amici e compagni di Peppino, anche Maurizio Landini, Segretario Generale CGIL.

Anche l’Ordine dei giornalisti di Sicilia si associa al ricordo di Peppino, che gridava «la mafia è una montagna di merda  e a dirlo era proprio lui che l’aveva dentro casa. E lo diceva con tutto il fiato che aveva per farsi sentire bene, a cento passi di distanza, dalla casa  del boss Gaetano Badalamenti che lui non ha esitato a sbeffeggiare con la sua radio, mettendolo alla berlina».

Di Peppino Impastato, «giornalista valoroso, vogliamo ricordare – dice una nota dell’Ordine – il coraggio, la passione civile, il sogno di cambiare il mondo, la capacità di mostrare il vero volto della mafia, di andare controcorrente, anche contro la sua famiglia per gridare al mondo la verità sugli uomini del disonore. Un vero rivoluzionario per quei tempi. Dava fastidio, lo hanno fermato simulando un suicidio, cercando di sporcare la sua immagine. Ma Peppino è stato più forte di tutto, la verità è venuta fuori e 41 anni dopo quell’omicidio di mafia  lo sentiamo più vivo che mai: forte, coraggioso, profetico».

“Pensare che mio zio fosse più giovane di me quando è stato ucciso mi spinge ancora di più a sentire la responsabilità di portare avanti il suo messaggio. Era un ragazzo che a trent’anni ha dedicato la sua vita ai suoi ideali e questo ti fa sentire piccola”. Luisa Impastato, presidente della “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, racconta all’AGI lo zio che non ha mai conosciuto, se non tramite i ricordi della nonna, Felicia.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.“ ( Peppino Impastato)

Dario Buonfiglio

Foto: (Ansa)

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