Da Sigonella in poi

di Antonio Mazzeo

 

La base siciliana è stata trasformata in uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota. A partire dai droni spia a quelli killer, cosa rappresenta oggi Sigonella?

 

Trump e Putin fanno sul serio? Siamo davvero tornati agli anni della Guerra fredda USA-URSS? Difficile rispondere, ma il “gioco” tra le due parti ha avuto l’effetto di rilanciare la corsa agli armamenti, primi fra tutti quelli nucleari, cancellando con un colpo di spugna i faticosi trattati contro la presenza dei missili atomici nel cuore dell’Europa. Di certo è che non c’è giorno ormai che non si assista alle provocazioni dei velivoli spia statunitensi alle frontiere occidentali della Russia, in Crimea e nel Mar Nero o alle segretissime sortite dei droni sui cieli dell’Ucraina e del Donbass.

L’Italia a parole si appella alla distensione e di certo non intende incrinare le relazioni con le transnazionali moscovite del gas e del petrolio; tuttavia interpreta un ruolo chiave nel supporto delle pericolosissime operazioni di guerra del fraterno alleato USA. Lo fa offrendo una piattaforma di lancio ai nuovi grandi pattugliatori dell’US Navy P-8A “Poseidon” o ai velivoli senza pilota “Global Hawk” che con le loro sofisticate apparecchiature monitorizzano ogni millimetro quadrato di casa Russia. Per il Pentagono la “piattaforma” ha un nome in codice: The Hub of the Med, il fulcro del Mediterraneo, cioè la grande stazione aeronavale di Sigonella che sorge a due passi dalla città di Catania, dove secondo gli accordi Roma-Washington, un’ampia porzione è riservata all’uso esclusivo delle forze armate USA.

Da tempi remoti Sigonella ospita permanentemente una forza aerea per tracciare il movimento navale e dei sottomarini russi nel Mediterraneo e delle unità aeree e terrestri dislocate in Siria. In queste settimane, nell’Hub of the Med il via vai di droni, caccia, elicotteri e “Poseidon” è intensissimo. Nelle acque del basso Tirreno, dello Ionio e del Mediterraneo centrale è in corso una vasta esercitazione NATO dove si simula la caccia ai sottomarini nucleari “nemici” (Dynamic Manta 2019). Giochi di guerra che trasformano la Sicilia in un grande poligono di morte, confermando quanto sostenuto da tempo dai pacifisti dell’Isola: Sigonella è un vero e proprio cancro in metastasi che diffonde ovunque basi, presidi e militarizzazioni. Le esercitazioni USA e NATO dalla stazione aeronavale si propagano infatti alle sue dependance siciliane: il centro operativo USA di Pachino; Niscemi (impianti di telecomunicazioni satellitare e terminale MUOS); Augusta (porto di rifornimento di armi e gasolio per le unità da guerra e i sottomarini nucleari); gli scali aerei di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa; i poligoni di Piazza Armerina e Punta Bianca (Agrigento), ecc..

Sigonella è tutto questo ed è altro. La base ospita oggi ben 34 comandi strategici con oltre 5.000 militari statunitensi; per importanza è il “secondo più grande comando militare marittimo al mondo dopo quello del Bahrain”, come spiega il Pentagono. L’area geografica d’intervento è imponente: dall’Oceano Atlantico al Mediterraneo, dal continente africano all’Est Europa, al Medio oriente e al Sud est-asiatico. Dal sanguinoso conflitto in Vietnam non c’è stato scenario bellico in cui l’hub di Sigonella non ha esercitato un ruolo centrale: contro la Libia di Gheddafi negli anni ’80; in Libano nell’82; la prima e la seconda guerra del Golfo; i bombardamenti alleati in Kosovo e in Serbia nel 1999 e quelli in Afghanistan, Iraq e Siria nel XXI secolo; le campagne USA nelle regioni sub-sahariane e in Corno d’Africa; la liquidazione finale del regime libico del 2011 e gli odierni ripetuti raid in Cirenaica e Tripolitania con l’utilizzo dei famigerati droni-killer (nel solo periodo compreso tra l’agosto e il dicembre 2016, nel corso dell’offensiva contro le milizie filo-ISIS presenti nella città di Sirte, gli USA hanno effettuato ben 495 attacchi missilistici, il 60% die quali grazie ai droni Reaper – falciatrici decollati in buna parte dalla Sicilia). Continua in: https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2019/04/da-sigonella-in-poi.html

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