“L’avaro” di Molière sempre di attualità

foto di A. Benvenuti

di Francesco Saija

I classici teatrali sono sempre attuali e solo raramente vanno scalfiti dal tempo.

Il grande Molière , graffiante fustigatore dei vizi umani , pur arrivando dal seicento e pur avendo debuttato davanti al re Luigi XIV ( il re sole ) , riesce ancora oggi a parlare all’uomo contemporaneo , in un tempo in cui avarizia e avidità di denaro sono mali endemici e potremmo dire sociali.

L’avaro non è solo il capofamiglia Arpagone , immortalato da Molière , ma l’avidità di denaro è strutturale all’interno della società neoliberista contemporanea.

Non è la caratteristica di un personaggio di una commedia teatrale , ma è il vizio capitale della società capitalistica.

Bene arrivato quindi al Teatro “Vittorio Emanuele” ( dall’1 al 3 marzo ) , “L’avaro” di Molière , prodotto da “Arca Azzurra Teatro” in un libero adattamento di Ugo Chiti che è anche regista.

Arpagone , bene interpretato da Alessandro Benvenuti , è personaggio autoritario e arido, schiavo del dio denaro, egoista e individualista, fondamentalmente corrotto nell’animo come lo sono purtroppo tanti personaggi della nostra contemporaneità.

Non a caso la teologia cattolica considera l’avarizia come uno dei sette peccati capitali!

Oggi ,vedendo questa commedia teatrale che viene da lontano , sono spinto a riflettere sul significato del profitto capitalistico e sono portato ad attualizzare un’opera teatrale che , come dicevo , non è segnata dal tempo ed è sempre attuale.

Condivido le note di regia di Ugo Chiti che afferma che nel personaggio centrale Arpagone “si accentuano alcune implicazioni psicologiche , si allungano ombre paranoiche, emergono paure e considerazioni che sono più rimandi al contemporaneo”.

Tra i personaggi della commedia non appare certo alcun segno di amore e di affetto , prevalgono solo trucchi e inganni , i figli non sono figli ma puro “oggetto di scambio” e il padre non è padre e forse è anche demonio.

L’unica realtà è la cassetta del “tesoro” che riesce a dare all’avaro e alla persona avida di denaro  solo una illusione di felicità perché la morte sta ad aspettare il momento opportuno e la commedia di fatto si trasforma in tragedia.

Nonostante le ottime capacità attoriali di Benvenuti e dell’intero cast di attrici e attori , avrei apprezzato una maggiore attualizzazione della commedia , anche dal punto di vista registico e scenico.

Una maggiore verve comica , anche se di sapore amaro , avrebbe dato più leggerezza ad uno spettacolo che , in certi momenti , mi è sembrato andare avanti con qualche segno di stanchezza.

Purtroppo , come in altri spettacoli , l’opera di Chiti ha subito qualche danno dovuto ai sistemi di amplificazione della voce e alla cattiva acustica del nostro teatro.

Ripeto , Molière , dal diciassettesimo secolo riesce a portare sul palcoscenico personaggi che sono anche del ventunesimo secolo.

Un grazie va al regista e alle attrici e agli attori che , nei nostri tempi orribili , sono riusciti a divertire per tre serate e a fare riflettere i messinesi sul vile denaro che , come sappiamo , è “sterco del diavolo”.

Un invito , soprattutto ai giovani messinesi , ad amare e frequentare il teatro perché il teatro è eterno e indispensabile.

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