“Il giornalista con la schiena dritta. Riflessioni su Mario Francese a quarant’anni dall’uccisione”

– Messina – Si svolgerà mercoledì 13 febbraio, alle ore 10.30 presso la Sala dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, un seminario sul tema: “Il giornalista con la schiena dritta. Riflessioni su Mario Francese a quarant’anni dall’uccisione”. Ospite dell’incontro Giulio Francese, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Sicilia; interverranno il prof. Giovanni Moschella, Presidente del Centro sulle Mafie, il prof. Luigi Chiara, Direttore del Centro sulle Mafie, il prof. Marco Centorrino, docente di Sociologia della Comunicazione, Claudia Benassai, giornalista e Alessio Gugliotta, coordinatore UniVersoMe, testata giornalistica degli studenti Unime. L’evento,organizzato dalla redazione di Universome, si concluderà nel pomeriggio in Sala Senato con un workshop giornalistico rivolto agli studenti dell’Ateneo.

“Mario Francese è morto perché ha detto ciò che non doveva dire, secondo l’ordine stabilito da Cosa nostra, e ha scritto ciò che per i mafiosi non doveva essere scritto e portato alla coscienza di tutti”.  Quaranta anni dopo l’omicidio di Mario Francese, avvenuto la sera del 26 gennaio 1979, per comprendere le motivazioni che spinsero i killer a fare fuoco sul giornalista siciliano, basta rileggere queste parole che costituiscono uno dei passaggi più salienti della requisitoria di Laura Vaccaro, la Pm del processo che, soltanto anni dopo e grazie alla testardaggine dei figli Giulio e Giuseppe, portò alle condanne a 30 anni per tutti gli imputati.

Quella sera di quarant’anni fa Mario Francese aveva finito la sua giornata alla redazione del “Giornale di Sicilia”. Giunto sotto casa era appena sceso dall’auto quando il killer di cosa nostra, Leoluca Bagarella, gli sparò con una calibro 38 alle spalle. Da quel giorno, e prima delle condanne dell’11 aprile 2001, in pochi rimasero accanto alla famiglia Francese. Per anni ingiustamente si disse: “La mafia non c’entra nulla”.

Dario Buonfiglio

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