Ferrovecchio : uno spettacolo realistico e attuale

di Francesco Saija

Il 2018 si è concluso, al Clan Off Teatro, con un bel ritorno. Con “Ferrovecchio” ( 15 e 16 dicembre ), scritto e diretto da Rino Marino, abbiamo ritrovato sulla scena i bravissimi Fabrizio Ferracane e lo stesso Rino Marino.

La pièce presenta certo due personaggi che sembrano stare fuori dal contesto sociale, ma invece sono molto realistici.

Possiamo trovarli per le strade in grandi e piccoli centri, nel degrado delle periferie urbane ma anche in aree rurali.

Si tratta di persone disagiate, di persone “diverse”, di folli che folli non sono e che purtroppo sono diventati gli scarti della violenza imperante nella nostra contemporaneità.

La pièce di Marino è attuale perché reale ed evidenzia il grande bisogno di comunicazione esistente soprattutto nell’umanità dolente del nostro vivere quotidiano.

Il set della pièce teatrale potrebbe somigliare ad un “salone” da barbiere della mia fanciullezza, in uno dei tanti piccoli centri della provincia di Messina, In quei “saloni” vi erano vita e chiacchiera e spesso venivano improvvisate delle orchestrine con violino, mandolino e organetto…e si parlava di tutto e si comunicava. Poi venne la guerra e sopraggiunsero silenzio e squallore.

L’opera di Marino è senza tempo, ma è evidente il disagio della nostra contemporaneità, come dopo una guerra. Il quotidiano del ventunesimo secolo, una realtà che non è solo italiana ma universale in cui la comunicazione tra umani è del tutto inesistente.

I protagonisti, anche nello scontro verbale, tentano il dialogo, hanno alle spalle una storia, una vita, ma vivono in un mondo ormai rarefatto, anzi “liquefatto” e, per dirla con il grande Marx, vivono in “un mondo senza cuore” e in “una condizione senza spirito”. Il dialogo fra il “vagabondo” con la bicicletta arrugginita e il “folle del rasoio” in cui si parla di tempi lontani, di “tannu” e di una storia che è finita come in una dissolvenza cinematografica, non è altro che il marxiano “sospiro della creatura oppressa”.

Nel “vagabondo” sapiente e nel cosiddetto “folle” del rasoio che vegeta in quello che un tempo era un salone da barba, con la presenza insignificante anche di qualche statuetta di santo o santa, possiamo individuare tutti gli scartati dell’umanità di oggi.

Tra momenti di grande ironia e qualche segnale appena delineato di tragica comicità, forse si può sempre sperare, ma il parto si presenta difficile e la realtà della vita che, come in uno specchio, appare in teatro, ci induce al pessimismo.

Un lavoro di grande complessità e di grande intensità che i due protagonisti hanno interpretato con maestria riscuotendo i consensi del pubblico che frequenta il bellissimo spazio del Clan Off Teatro.

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