Legittima difesa: violenza, paure, solitudine ed egoismi dell’uomo contemporaneo

foto di Giuseppe Contarini

di Francesco Saija

Il 27 e 28 ottobre è iniziata la stagione “re-esistenze” del preziosissimo “Clan Off Teatro”.

Un inizio felice con una pièce di grande attualità, prodotta da “Nutrimenti terrestri”.

Con “Legittima difesa” di Laura Giacobbe, in soli 50 minuti, irrompe sulla scena del teatro, la triste realtà contemporanea. Il teatro non fa altro che spingere tutti noi a guardarci allo specchio, ad osservare in particolare le folli pulsioni esistenti nella quotidianità.

L’autrice della pièce teatrale prende certamente lo spunto dalla cosiddetta legge sulla sicurezza di marca “trumpiana” e “salviniana” che fa parte del “contratto” del governo reazionario Salvini-Di Maio con l’aggiunta del Conte, difensore del popolo.

Nei 50 minuti del coinvolgente spettacolo, plasticamente è presente sulla scena  la “follia barbara” che è un portato dell’aggressività oggi imperante nella società.

Violenza, paure ed egoismi che, pur esistenti da sempre nell’umanità, sono in ogni caso il risultato distruttivo di uno stato d’animo dilagante costruito ad arte da mestatori e politicanti di bassa lega

E’ la barbarie che avanza e che non trova nella società gli anticorpi che riescano a bloccarla.

La scena si apre con un breve prologo di una maschera della commedia dell’arte: il ricco e avaro ed egoista ma anche umano Pantalone che si esibisce nalla parlata veneta che forse avrebbe richiesto una particolare attenzione filologica per sembrare originale.

Comunque un’ottima scelta registica di Roberto Bonaventura e una eccellente interpretazione del bravissimo Michelangelo Maria Zanghì.

“Lçegittima difesa”, a prima vista può sembrare una storia semplice, ma semplice non è. Perché è il dramma delle nostre ossessioni, delle nostre paure, della nostra povertà, dei nostri egoismi e della nostra solitudine che portano all’autodistruzione collettiva.

Il lavoro quindi di Laura Giacobbe è teatralmente necessario e in sintonia con i tempi e forse richiederebbe, in corso d’opera, un  maggiore affinamento.

Sulla scena, con l’indovinata scelta scenografica minima ed essenziale di Mariella Bellantone, i tre personaggi, vittime della società violenta e di una politica strampalata altrettanto violenta e cinica, iniziano un “surreale” dialogo; il proprietario della casa-fortezza, armato di pistola, si scontra e per certi versi si incontra con i due ladri entrati nell’appartamento: un ladro italianissimo ( mi dispiace per Salvini! ) dall’accento napoletano, interpretato da Giuseppe Capodicasa e il ladro centroeuropeo ( slavo o rumeno? ) mirabilmente interpretato da Michelangelo Maria Zanghì.

Non mancano nel testo e nella buona recitazione degli attori ( i due ladri e il furente  “proprietario” bene interpretato da Francesco Natoli ), momenti di pura ironia ed anche qualche spunto di comicità in un’opera che ci pone di fronte alla tragedia della contemporaneità italica e occidentale.

Ottima la scelta registica e scenografica dell’acquario sferico nel quale, come in quella casa ricolma di solitudine e di odio e priva di ossigeno, rischiamo tutti di morire soffocati per l’incapacità di vivere in compagnia e in solidarietà guardando sempre il volto dell’altro che certamente è diverso da noi ma fa parte della stessa umanità.

Come osserva l’autrice, “Il testo ‘Legittima difesa’ mira a creare un congegno dialettico in cui si confrontano, con accenti grotteschi e cupa tensione, prospettive politiche strabiche che poggiano su convinzioni a dir poco scalcinate”.

I tre attori hanno dato certamente il massimo per evidenziare sulla scena il citato confronto dialettico ma, come dicevo, è necessaria una più puntuale coesione del testo.

E il regista Bonaventura, nelle sue note, ci ricorda che la paura aumenta e le rapine e gli omicidi diminuiscono. E il regista afferma: “Cosa o chi si nasconde dietro questo paradosso? E’ questo il nascosto nel testo ‘Legittima difesa’, è nascosto perché non lo dice, te lo porge gentilmente, per farti rendere conto di cosa sia, adesso il nostro Paese…”.

Con “Legittima difesa” abbiamo potuto apprezzare uno spaccato di nuova drammaturgia e un buon esempio di teatro civile.

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