Erri De Luca e La parola contraria

di Dominga Carrubba

«Il 15 aprile 1947, nella seduta antimeridiana, l’Assemblea Costituente prosegue l’esame degli emendamenti agli articoli del Titolo primo della Parte prima del progetto di Costituzione: «Rapporti civili». Presidente Terracini. Do lettura del testo definitivo dell’articolo 16, come risulta dopo gli emendamenti approvati:«Tutti hanno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione […]»

Queste le poche righe ricavate dalle discussioni in Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946, riunitasi in prima seduta il 25 giugno 1946, la stessa Assemblea che istituì la Commissione per la Costituzione con l’incarico di «elaborare e proporre il progetto di Costituzione», il cui testo definitivo viene votato a scrutinio segreto e approvato il 22 dicembre 1947, sotto il segno della libertà.

 Proprio il valore della libertà è il leitmotiv del pamphlet di Erri De Luca, La parola contraria, (Feltrinelli Editore, pp.64, 2015, € 4,00), lo scrittore processato dalla ditta costruttrice della linea Tav Torino – Lyon (LTF) con denuncia depositata il 10 settembre 2013 presso la Procura della Repubblica di Torino «per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, pubblicamente istigato a commettere più delitti e contravvenzioni ai danni della società LTF sas e del cantiere Tav LTF in località La Maddalena di Chiomonte (TO), area di interesse strategico nazionale, ai sensi dell’art.19 della legge n.183/112.» L’incipit al fatto è dato dalle frasi tratte dall’intervista pubblicata sul sito web Huffington Post– gruppo Espresso in data 01/09/2013 e da quella rilasciata all’Ansa in data 05/09/2013. In entrambe le dichiarazioni Erri De Luca esprimeva il proprio pensiero: « [Huffington Post] … La Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo… sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile … hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa».

«[Ansa] … resto convinto che il Tav sia un’opera inutile e continuo a pensare che sia giusto sabotare quest’opera…»

Questa è la cronaca che apre il pamphlet, che apre lo spazio ad Erri De Luca che si racconta come lettore di Borges piuttosto che dei racconti di Kolima di Šalamov, il quale rivela al personaggio Irina, già al primo incontro, il suo “undicesimo comandamento”:«Non insegnare a vivere agli altri. Ognuno ha il suo modo di vivere la verità […] la tua verità può essere inadatta a un altro, proprio perché è la tua, non la sua verità» (p. XVII). Non è forse talora utopistico  rintracciare la distanza che intercorre tra la verità assoluta e quella fenomenica, che trova fondamento nei mutamenti storico-sociali, fautori dei compromessi tra gli opposti interessi giuridicamente rilevanti e meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico ?

 La libertà di opinione è un diritto, la condotta istigatrice alla violenza costituisce un reato, laddove vi sia connessione diretta tra le parole e l’azione – come rilevato dal costituzionalista Gaetano Azzariti e citato in La parola contraria, il diritto alla salute è una prerogativa attribuita a ciascun individuo ed è proprio la tutela della salute che i Valsusini rivendicano nel valutare gli effetti negativi derivanti dalle polveri di amianto e uranio, contenute nelle rocce delle aree interessate dall’escavazione del tunnel. E il diritto al lavoro degli operai come si inserisce nella ponderazione fra valori diversi nella sostanza, ma non nella forma giuridica?

Ecco un esempio di contrarietà fra parole che non rimangono tali ma corrispondono ai possibili e diversi bisogni rilevanti nell’ambito di una società civile, che nel verbo “sabotare” possono trovare la parola contraria a quella probabile nell’immaginario collettivo e nel contempo conforme ad una forma di espressione del pensiero, come De Luca definisce:«La nostra libertà non si misura in orizzonti sgombri, ma nella conseguenza tra parole e azioni», tanto che nel breve saggio, quasi fosse una confessione letteraria, rivela proprio la mancata consecutio tra parola e azione, tra il pensiero e l’intenzione criminosa:«Se avessi inteso il verbo sabotare in senso di danneggiamento materiale, dopo averlo detto sarei andato a farlo».

La parola è immaginata dallo scrittore non di rado ripiegata, costretta, conformata agli spazi vincolanti, come riproduce la copertina del pamphlet.

«Ptàkh pìkha le illèm»: apri la tua bocca per il muto (Proverbi/Moshlé 31,8.) Oltre a quella di comunicare, è questa la ragione sociale di uno scrittore, portavoce di chi è senza ascolto».

E` questa la missione avvertita da Erri De Luca, tanto da non andare in aula per discolparsi, ma per stare sul banco dell’imputato come taluno degli avventurieri che interpretano la pellicola del 1953 “Vite vendute di Henri-Georges Clouzot.

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