Internati del Palanebiolo sarebbero affetti da malattie infettive

 

Mentre la stampa locale inizia a diramare timidamente la notizia giunta da un Centro Sprar calabrese, secondo cui alcuni internati del Palanebiolo sarebbero affetti da malattie infettive non diagnosticate nel periodo del loro soggiorno a Messina (http://www.messinaora.it/notizia/2014/01/27/malattie-infettive-per-alcuni-ospiti-del-palanebiolo-la-prefettura-avviati-accertamenti-sanitari/21911), sulla base di contatti con il suddetto Centro posso confermarvi  che la notizia corrisponde al vero e che la patologia più grave accertata sinora è la tubercolosi.Le suddette condizioni riguardano alcune persone che hanno risieduto al Palanebiolo a Novembre e gli accertamenti riguarderanno probabilmente tutta la popolazione immigrata e nativa entrata in contatto con i malati (operatori di polizia, personale del palanebiolo, membri delle associazioni).

La qual cosa sostanzia quello che le associazioni attive sul campo e 58 docenti universitari andavano denunciando a partire proprio da quella data, nell’indifferenza delle autorità coinvolte (ivi incluso il nostro Ateneo). Non a caso, in un rapporto che ha tra i suoi destinatari anche il Ministero degli Interni, l’Arci-Sankara di Messina scrive:

“Dal 9 ottobre al 30 novembre le 182 persone ospitate nella palestra del Pala Nebiolo, presentavano diverse patologie, tra queste, la scabbia. Un solo caso è stato curato presso la struttura ospedaliera ‘Cutroni Zodda’ di Barcellona Pozzo di Gotto, mentre per gli altri casi non è stato attuato il trattamento previsto dagli specifici protocolli sanitari, trattenendo gli affetti da scabbia  nell’antibagno, in una sorta di improvvisata quarantena; non è stata praticata la disinfestazione della biancheria e degli effetti letterecci, né il lavaggio a macchina degli indumenti e della biancheria  sopra i 60° gradi. In data 18 novembre in sede di consiglio territoriale per l’immigrazione, la presidente della CRI di Messina, Grazia Costa ha confermato questa inusuale forma di quarantena ordinata dall’ASP, in presenza del suo rappresentante. Inoltre, la presenza di tre soli bagni, la  mancanza di acqua corrente in alcuni giorni della settimana, l’erogazione di acqua fredda e l’impossibilità di usufruire di una lavanderia, hanno contribuito al diffondersi di malattie influenzali. L’emergenza sanitaria dentro la palestra, denunciata alla conferenza stampa del 25  ottobre, è stata rappresentante al Consiglio territoriale con la presentazione di refertazione medica sui tredici casi visitati il 17 novembre dal nostro ambulatorio ‘open air’ composto da medici  sankaristi che hanno risposto alle continue e inascoltate richieste di assistenza medica: accertate, così, gravi patologie, tra cui la scabbia; ricoverato d’urgenza un ragazzo somalo con una frattura  risultante da ferita da arma da fuoco. Solo 4 persone sono state ricoverate in ospedale e comunque  dopo settimane dalla richiesta. I farmaci non sono stati distribuiti secondo le patologie presenti, derivanti da un viaggio durato spesso anni, nelle condizioni disumane denunciate da autorevoli  organismi internazionali (sevizie, torture, condizioni igienico sanitarie precarie). I somali arrivati il  5 novembre, la maggior parte dei quali presentava evidenti segni di violenze, bendati o con fratture,  non tutti hanno avuto ancora assistenza sanitaria adeguata. Le condizioni generali delle persone  presenti nella tendopoli e la condizione di insalubrità dei luoghi, sono attestate dalla relazione  inserita nel dossier della visita ispettiva del 27 dicembre, giorno successivo all’allagamento della  tendopoli. Dai colloqui effettuati a gennaio sembrerebbe migliorata l’assistenza sanitaria, con la presenza di un medico, tuttavia continuano ad essere carenti ed inefficaci rispetto alle singole patologie i farmaci somministrati. In ultima analisi, non è stato risolto l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale, nonostante le ripetute rassicurazioni dei rappresentanti dell’ASP in sede di  Consiglio Territoriale e le dichiarazioni del direttore sanitario dell’ospedale Papardo Francesca Parrinello sulla copertura economica delle prestazioni sanitarie“.

Mentre si può essere contenti del fatto che la profilassi finalmente inizi, non possiamo che rammaricarci della circostanza per cui l’Università a cui apparteniamo sia complice morale di un’infinita serie di colpevoli negligenze e di una sostanziale coazione al silenzio che non ha risparmiato nessun livello delle pubbliche amministrazioni coinvolte. La ragione di Stato e il principio della collaborazione istituzionale più volte addotto dal Rettore Pietro Navarra non può costituire una giustificazione accettabile per questa partecipazione alla violazione dei diritti umani che si protrae da oltre quattro mesi nei locali di proprietà di questa Università.

Per la terza volta chiedo a nome dei 58 docenti dell’Università degli Studi di Messina firmatari  della Prima e della Seconda Lettera aperta al Rettore, oltre che dei restanti firmatari internazionali, che la questione Palanebiolo venga finalmente discussa in Senato Accademico e che venga ritirata la disponibilità del nostro Ateneo a trattenere persone esposte a serie patologie in un ambiente insalubre come una tendopoli.

 

Pietro Saitta

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