La cultura a Messina: è notte fonda

 

di Panteno

Durante la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Messina, dopo l’inverno buzzanchiano, vi è stata una grande mobilitazione di tutti coloro che da anni, soprattutto a sinistra, si sono battuti per un effettivo cambiamento della politica cittadina.

Il programma per la nuova amministrazione, portato avanti dal movimento “Cambiamo Messina dal basso”, è stato discusso collettivamente in una serie di incontri, prima nel salone delle bandiere e poi in altri luoghi quando un commissario nominato dalla Regione ha deciso di escludere i cittadini dalla casa comunale. Già era iniziata l’era crocettiana che purtroppo continua ancora.

In particolare tante persone da sempre impegnate a Messina per la cultura hanno dato un notevole contributo di idee e di proposte. Poche delle proposte maturate collettivamente hanno poi trovato posto nella scrittura, sembra “signoriniana”, del programma poi stampato.

Tutti dichiaravano, a cominciare dal candidato sindaco, che bisognava uscire dalla notte della cultura a Messina. Non intendiamo parlare dell’evento notturno, nel freddo invernale, voluto dall’allora assessore Ardizzone.

Intendiamo parlare di una notte culturale profonda che ancora oggi interessa la città e non si vedono comunque prospettive o segnali seri di cambiamento.

La maggioranza delle nomine fatte dal sindaco ( dall’alto ) in vari settori culturali ci sono sembrate e ci sembrano del tutto inadeguate.

Certamente il sindaco, forse condizionato da consiglieri occulti e interessati, non ha fatto le scelte giuste. E certamente è stato ingannato dai suoi miti tecnocratici e “curriculari”.

Vogliemo comunque ricordare che nel programma accorintiano si legge questa frase interessante: “ Rivendichiamo il diritto di parlare di cultura… sentiamo il dovere di iniziare il cambiamento della Città proprio a partire da qui. Senza il cambio culturale ogni amministrazione è destinata a fallire”.

Ma nel programma si dicono anche delle cose più concrete: “ Palacultura a completa disponibilità della cultura… fruibile alle associazioni meritevoli che da anni operano nel campo sociale e culturale con gravi difficoltà nel trovare gli spazi adeguati”. Ma ancora leggiamo: “ Scambio virtuoso di interessi con le associazioni di valore e qualità: spazi e servizi gratuiti o agevolati in cambio di date da inserire in un cartellone culturale comunale di eventi”.

Siamo ancora nel campo della cosiddetta “eventistica”. La cultura intesa come evento estivo o primaverile o magari come fredda “notte della cultura”.

Ma su questi argomenti e sulle scelte sbagliate che travisano le stesse scelte che sono state fatte prima e durante la campagna elettorale, avremo certamente tante occasioni per parlarne.

Perché diciamo “ è notte profonda” ? Perché i giornalisti devono sempre partire da una notizia, anche se la notizia, a prima vista, può sembrare banale.

Rimpiango di non essere un vignettista. Avrei potuto esprimermi con una graffiante vignetta piuttosto che  con un articolo.

Mi limito ad usare i mezzi a mia disposizione: alle 18 di sabato 18 gennaio si è svolto, nell’auditorium del “Palantonello”, un concerto per arpa e flauto con i maestri Maurizio Bignardelli e Nadezda Sergeeva.

Tutti sanno che gli strumenti musicali soffrono il freddo e il caldo. In particolare, l’arpa e il flauto soffrono, in questa stagione, il freddo. Chi si occupa di cultura dovrebbe sapere che le sale da concerto devono essere climatizzate.

La giovane Nadezda Sergeeva, una delle più talentuose ed accreditate soliste della scuola moscovita di arpa classica, ha trovato, insieme con gli spettatori, un auditorium letteralmente “ghiacciato”, incontrando quindi grosse difficoltà insieme con il maestro Bignardelli con il suo flauto.

Il maestro ( di origine siciliana e quindi conoscitore dei suoi polli ) non si è perso d’animo e, dopo i dovuti rimproveri che condividiamo con molto rossore, ha iniziato a riscaldare gli strumenti “freddolosi” con un “fono” per capelli. Quelli che usiamo dopo la doccia e che usa anche il parrucchiere.

Tutti gli amanti della musica presenti ci siamo vergognati. Personalmente mi sono indignato e ho fatto le riflessioni che state leggendo, sulla cultura a Messina anche in “era accorintiana”.

Di chi la responsabilità? Lascio il discorso aperto sperando che la buona Fata Morgana che probabilmente vive in fondo allo stretto patrimonio dell’umanità, dia qualche buon consiglio, magari in sogno per essere meglio ascoltata, al buon Accorinti.

A proposito di “spazi e servizi gratuiti”, le associazioni di eccellenza ( penso ad esempio alle tre associazioni musicali messinesi ) devono pagare per il Palacultura ben 835 euro più 242 euro per la climatizzazione.

Nella serata del 18 gennaio l’impianto di climatizzazione sembra che fosse guasto, anche se nell’ingresso funzionava. Forse non era stata pagata la cifra di 242 euro al privato che gestisce l’impianto?

Ma perché al Palacultura ancora è rimasto tutto come nell’epoca buzzanchiana?

Ribadiamo quanto già detto: è notte profonda a Messina!

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