Lettera aperta al neo Assessore alla Cultura della Città di Messina e agli amici convocati

Milano, 9 gennaio 2014 – A partire dal giorno dopo i gravissimi eventi del 1° ottobre 2009, il Museo del Fango ha operato sul campo con progetti sostenibili per lo sviluppo culturale, artistico ed economico dei territori colpiti. La sua storia è più che conosciuta anche fuori dalla Città di Messina, a dimostrazione che un modo diverso di concepire la cultura è  e deve essere possibile e questo modo non può che rifuggire da puri calcoli spettacolari e di immagine. I responsabili del Museo, che rappresenta centinaia di artisti di spessore nazionale ed internazionale, non sono avvezzi a frequentare le stanze del potere – sia amministrativo che politico – della Città ed anzi, con il loro operare esclusivamente culturale, ritengono di aver contribuito al rinnovamento e alla nuova dimensione che si è aperta alle ultime elezioni.

Con la vecchia classe politica non avemmo se non alcuni rapporti di formalità istituzionale, preferendo ad essa i rapporti con persone o associazioni usi a progettare e lavorare seriamente e onestamente, quali l’Ingegnere Sciacca, capo del Genio Civile di Messina, o gli amici di Horcynus Orca.

Il nostro lavoro e le nostre energie – invisi alle decine di pressappochisti e cialtroni che occupano abusivamente dei posti strategici nel campo delle arti e della cultura nella Città dello Stretto e che, instancabili, hanno inutilmente brigato in tutti i modi per ostacolarci – ci hanno condotto qualche giorno fa ad inaugurare uno spazio a Milano-Pero in vista dell’Expo 2015. Questo spazio è a disposizione delle eccellenze della Città e delle proposte professionali serie e consistenti.

Due Enti istituzionali messinesi hanno delegato ufficialmente il Museo del Fango a rappresentarle all’appuntamento: La Prima Circoscrizione e il Genio Civile. Il nostro Progetto è stato accolto in maniera entusiastica dal Comune di Milano e dal Comune di Pero che chiedono: “e la Città di Messina vi sostiene?”.

Ad oggi, tutti noi – a cui a suo tempo fu chiesta l’adesione formale al sostegno della candidatura di Renato Accorinti a Sindaco della Città – non solo non siamo mai stati contattati per dare l’apporto richiesto al tempo delle elezioni ma mai nessuna risposta ufficiale è mai sta fornita alle nostre proposte ufficiali.

Delle due una: o quel che abbiamo realizzato fin qui vale poco o nulla oppure, al contrario, la capacità di giudizio dei nuovi amministratori vale poco o nulla.

In entrambi i casi non è utile a nessuna delle due parti avere dei rapporti ma se vale la seconda ipotesi, ovvero che il giudizio sulla cultura della nuova amministrazione comunale è inadeguato, sarà pura perdita di tempo questo appuntamento dallo stantio titolo rivoluzionario.

Gli stati generali vengono convocati quando le parti coinvolte hanno peso e titoli per discutere e decidere. Nel caso specifico ci sembra pura velleità. O meglio, sembrano più che altro grandi manovre per far uscire dal cantiere/kermesse la macchina del fumo: un grande sferragliare di metalli arrugginiti. Noi temiamo tanto rumore per nulla, vedi l’emblematico caso del Teatro Vittorio Emanuele.

Vedete, essere artisti o operatori culturali è una professione, non un mestiere da cui si smonta all’ora stabilita. Professare un’idea e perseguire gli obbiettivi non ti fa dormire la notte e spesso è un tormento più che un diletto riservato alle ore libere. I dilettanti coltivino pure il loro piacere che non diventi però il nostro incubo perché costretti a stare assieme.

Infine una precisazione. Nonostante le apparenze, questa mia non vuole chiudere alcun rapporto, solo rimarcare con estrema chiarezza la nostra distanza dallo sconcertante gioco al massacro che si mette in campo con allegra disinvoltura ogni volta che si affronta il tema della Cultura.

La Cultura ha bisogno di competenza e competitività, non di finti tornei quali Notti della Cultura, Primavere del risveglio, Estati del viandante e stronzate simili utili a sollazzare i gonzi e a gonfiare le tasche dei tanti giocherelloni. Per essere alternativi, bisogna lavorare per l’alternativa: lavoro, idee, progetti. Su questo ci si misura. Tutto il resto non è vita.

Con tanta cordialità

Michele Cannaò

(Direttore del Museo del Fango)

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