Le proteste dei richiedenti asilo

Nel corso dei giorni precedenti, così come voci e occhi interni al nostro Ateneo avevano cercato di segnalare per tempo, la pioggia, le proteste dei richiedenti asilo, il loro aver intrapreso uno sciopero della fame, l’azione di associazioni di volontariato, l’ascolto delle istituzioni comunali — piĂą che una qualche idea di accoglienza o una qualsiasi forma di consapevole e critica discussione svolta all’interno dell’istituzione della quale facciamo parte — sembrano aver posto fine alla presenza di donne e uomini migranti “ospitati”, su mandato poliziesco, in strutture e spazi dell’UniversitĂ  di Messina.

 


 

Colpiti dal facilmente prevedibile automatismo che ha portato un iniziale atto di adesione a richieste istituzionali — atto sicuramente ispirato da buone intenzioni — ad inscriversi nella ben rodata macchina governamentale dell’umanitarismo emergenziale; e, soprattutto, perplessi di fronte all’apparente assenza di ogni forma di consapevolezza critico-analitica ed etico-politica dei meccanismi e delle logiche che presiedono su scala globale, nazionale e, appunto, locale, alla nuova economia morale dell’emergenzialitĂ , abbiamo, dapprima con una raccolta di firme tra colleghi della nostra universitĂ , chiesto al Magnifico Rettore di ritirare la concessione degli spazi.

 


 

In seguito ad una risposta cortese, ma sostanzialmente elusiva e, soprattutto, poco interessata a cogliere il carattere scientifico, politico e intellettuale, e non appunto umanitario, della richiesta, abbiamo deciso di estendere la nostra petizione ad un contesto nazionale e internazionale. Questa nostra seconda iniziativa ha riscosso, nel giro di pochi giorni, un notevole successo, raggiungendo un numero significativo di adesioni e vedendo la pronta adesione di organizzazioni scientifiche, associazioni attente alle problematiche dei migranti e docenti da tutte le universitĂ  italiane e da alcune prestigiose universitĂ  del mondo (Harvard, Berkeley, London School of Economics; New School for Social Research e altre ancora).

 


 

Con la lettera protocollata di ieri abbiamo quindi deciso di trasmettere a tutti voi le liste raccolte, allo scopo di segnalare come la partecipazione di istituzioni universitarie ad azioni di governance emergenziale sia vista con forte perplessitĂ  in molti contesti accademici nazionali e internazionali, e nella speranza che in futuro immediato si possa aprire un serio dibattito intorno a iniziative che coinvolgono l’immagine e lo statuto etico-politico della nostra istituzione. Dibattito che sia in grado, tra le altre cose, di introdurre in chi ha il carico di posizioni decisionali, maggiori dubbi e cautele in non augurabili, analoghe circostanze.

Pietro Saitta

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