La “Carta di Lampedusa” un appello per riannodare il filo della speranza

di stefano galieni

Ora Lampedusa è quasi dimenticata. Il mare cattivo impedisce gli arrivi di barconi più delle missioni militari di contrasto o di sedicente intervento umanitario. Ma dal 3 ottobre, dalle giornate infernali che sono seguite, c’è chi sta provando a reagire. La sindaca, Giusi Nicolini, le associazioni dell’isola, i pescatori intervenuti nelle operazioni di soccorso che da quel giorno non riescono più a trovare il coraggio per uscire in mare. E in molti hanno – abbiamo – deciso, di non lasciare da sola Lampedusa ma di riannodare il filo. Si sono susseguiti in questi due mesi telefonate, incontri, persino una web conference organizzata grazie al prezioso lavoro di Melting Pot, che ha visto la partecipazione di tantissime organizzazioni in 63 diverse postazioni. Gruppi diversi per storia, formazione e pratiche che hanno raccolto una richiesta e l’hanno interpretata a proprio modo.

Si lancia un appuntamento per fine gennaio, un incontro Euro-Mediterraneo per riscrivere la geografia del continente, per definire diversi sistemi di relazione e per demilitarizzare un cimitero a cielo aperto. La “Carta di Lampedusa” che verrà istruita in queste settimane, scritta e ratificata sull’isola costituirà un patto fra i firmatari per ripensare dal basso una Europa diversa, fondata sulla libertà di circolazione e sulla cittadinanza. Il Prc è parte integrante di questo progetto, unica forza politica per ora ad aver operato una netta scelta di campo.
L’appello che segue è il primo risultato di questo lavoro collettivo. Si parte da Lampedusa ma si arriva nel cuore del potere.

“Lo scorso 3 ottobre, a poche miglia dall’isola di Lampedusa, 368 donne, uomini e bambini hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.
A pochi giorni di distanza, nelle stesse acque, altre centinaia di persone provenienti dalla Siria sono state inghiottite dal mare.

Sono solo alcune tra le migliaia di vittime causate dalle frontiere europee: circa ventimila negli ultimi venticinque anni.
L’ Unione Europea però, nonostante la crisi, non smette di investire miliardi di euro nella militarizzazione dei confini: a Lampedusa come a Melilla, con il muro di Evros, o con i pattugliamenti di Frontex, fino al cuore del deserto libico, dove l’Unione ha esternalizzato i suoi dispositivi di controllo.

Ma le frontiere dell’Europa non producono solo morti.
I confini hanno effetti devastanti sulla vita di chi li attraversa e su quella di tutti noi. Le frontiere, come le leggi che le affermano, creano gerarchie tra chi ha un passaporto degli Stati dell’Unione e chi invece non è cittadino europeo, condizionano la stessa mobilità dei cittadini comunitari, selezionano tra migranti “economici” e “profughi”, separano “vecchi” e “nuovi” poveri, producono sfruttamento e ricatti, impoveriscono i diritti di tutti proprio attraverso i dispositivi di controllo messi in campo nei confronti di chi raggiunge l’Europa, si intrecciano alle politiche dell’austerity rivelando le cause di un’ingiustizia globale ormai cronica e strutturale.

Tutto ciò a fronte di un radicale svuotamento delle istituzioni democratiche, di un continuo utilizzo prevaricante della legge, di un permanente tradimento dei principi di universalità e inalienabilità su cui si fondano i diritti.

Per questo vogliamo riscrivere la geografia dell’Europa e con essa la mappa dei nostri diritti.

Dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014 ci ritroveremo sull’isola per scrivere LA CARTA DI LAMPEDUSA: per contrapporre a questo stato di cose un altro diritto, scritto dal basso. Un diritto alla vita che metta al primo posto le persone, la loro dignità, i loro desideri e le loro speranze, un diritto che nessuna istituzione oggi riesce a garantire, un diritto da difendere e conquistare, un diritto di tutti e per tutti.

Un diritto che nasce dalle rivendicazioni dei rifugiati accampati nelle piazze, dalle voci di donne e uomini che chiedono la libertà di muoversi o di restare dove hanno scelto di vivere, dalle mobilitazioni contro le espulsioni ed i respingimenti, dalle occupazioni delle case vuote mentre milioni di persone non hanno più un tetto, dalle lotte per il reddito, la dignità nel lavoro e contro lo schiavismo del caporalato, dalle iniziative di solidarietà e dalle pratiche di mutuo soccorso e cooperazione, dalla forzatura dei dispositivi giuridici dati, dai percorsi di contrasto alle discriminazioni ed al razzismo, dalle battaglie contro i centri di detenzione e confinamento e per dare corpo a nuovi diritti di cittadinanza più estesi e plurali, che cancellino ogni presupposto escludente che ha caratterizzato questo istituto negli ultimi decenni.

Decine di movimenti e associazioni, reti ed organizzazioni, europee e nordafricane, stanno lavorando insieme per incontrarsi a Lampedusa e cominciare da lì a riscrivere la storia dello spazio Mediterraneo e oltre, iniziando dal rovesciamento dell’immagine di Lampedusa spettacolarizzata come isola-confine.

Scriviamo insieme LA CARTA DI LAMPEDUSA.
Un patto costituente tra molti e diversi, un processo collettivo, uno spazio comune che sarà responsabilità di ognuno preservare, ciascuno con le sue pratiche e le sue modalità, un’occasione per iniziare a capire collettivamente come costruire una geografia del cambiamento che vada oltre i confini imposti dall’Europa per trasformare questo manifesto in realtà”.

La proposta di programma e gli strumenti di lavoro
Venerdì 31 gennaio – Domenica 2 febbraio 2014

– Incontro con il Sindaco e gli abitanti di Lampedusa
Per conoscere la realtà dell’isola, le rivendicazioni dei suoi abitanti, la vita di un luogo condannato dalle politiche europee a vivere una vita di frontiera

– Discussione e stesura della Carta di Lampedusa
A partire dal lavoro iniziato sul docuwiki lacartadilampedusa.org (per accedere all’area di scrittura chiedi la password a info@lacartadilampedusa.org
Scriviamo il nostro manifesto collettivo, un nuovo diritto che nasce dal basso in cui ribaltare i linguaggi e gli istituti imposti dalle politiche del confine

– Assemblea plenaria
Perché la Carta di Lampedusa possa trasformarsi in realtà. Una discussione di agenda e mobilitazioni comuni, in cui mettere in rete e condividere campagne, scadenze e iniziative.

– Per diffondere l’evento
La Carta di Lampedusa su Facebook
L’hastag su Twitter #cartadilampedusa

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