“Rosarno … 9 gennaio 2010 … bisogna andare”: corsi e ricorsi storici nella piana di Gioia Tauro

 di Dominga Carrubba

In un volume targato Città del Sole si leggono le foto di Giuseppe Vizzari, scattate il 09 gennaio 2010, giornata conclusiva della rivolta degli extracomunitari.

 Rosarno … 09 gennaio 2010 … bisogna andare …

Un luogo che risponde a “dove”, una data che risponde a “quando”, un fatto che risponde a “cosa” e poi la cronaca che ne illustra “come” . Sono questi gli elementi utili per formare un reportage documentale, e che si leggono nel racconto fotografico realizzato da Giuseppe Vizzari il 09 gennaio 2010, quando si mise fine alle sassaiole, agli assalti di auto e negozi, alla rivolta degli immigrati; « a innescare la scintilla il ferimento di alcuni extracomunitari colpiti con una pistola ad aria compressa. Auto distrutte, cassonetti bruciati: un centinaio di africani devastano Rosarno».

Così sentenziava lo stralcio di un articolo postato il giorno 08 gennaio 2010 su www.ilgiornale.it, che  fra gli altri introduce le immagini in bianco e nero scattate da Vizzari,  quasi fosse la didascalia delle foto-cronaca. Difatti, è proprio il caso di dire “sentenziava”, perché proclamava i fatti, di contro ad una fotocamera reflex che guardava dentro i luoghi dell’anima di ogni migrante regolare o irregolare, che imponeva a stesso  … Bisogna andare … ancora una volta.

L’obiettivo della reflex non si è fermato  sulla sequela di fatti, ma ha separato il tempo segnato dagli eventi da quello distinto dai sentimenti di ciascun extracomunitario, che nutre la legittima aspettativa di vedere « riconosciuto che, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’ideale dell’essere umano libero, che goda della libertà dal timore e dalla miseria, può essere conseguito soltanto se vengono create condizioni le quali permettano ad ognuno di godere dei propri diritti economici, sociali e culturali, nonché dei propri diritti civili e politici […] ».Così recita il “Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali” (concluso a Nuova York il 16 dicembre 1966).

 Forse che i volti spauriti e gli sguardi diffidenti dei braccianti africani che il giorno 08 gennaio 2010 decidevano  … Bisogna andare … lontano da Rosarno; non sono gli stessi che hanno contribuito all’economia Made in Italy per il 23,6% nel 2010 – in base alla statistica divulgata dalla Caritas/Migrantes nel Dossier Statistico Immigrazione 2011 – e che ancora nel 2012 nella sola provincia di Reggio Calabria hanno raggiunto il 35,6% secondo il XXII Rapporto Caritas/Migrantes ?

«Non sono numeri» è non a caso il titolo del Dossier Statistico Immigrazione 2012 presentato dalla Caritas e Fondazione Migrantes il 30 ottobre 2012 dopo il Messaggio di Papa Benedetto XVI sulla “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2013”, avente come tema “Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza”.

E` l’amarezza del futuro che muove  le sagome nel “piazzale dei migranti” intorno ad un’auto incendiata, che si staglia in primo piano sulla strada, quasi diventando il simbolo di una vita rinnegata da classificare tra i fascicoli dei migranti “diniegati”, la cui domanda di rifugiato è stata valutata dalla Commissione non meritevole di tutela. Allora, è verosimile ritenere che le percentuali divulgate siano nella realtà superiori, non potendo monitorare il numero dei lavoratori africani non dichiarati dal datore di lavoro o rimasti “trasparenti” perché privi di permesso di soggiorno.

La fotocamera di Vizzari sembra restituire un volto a chi ha smarrito la propria identità; sembra comporre il racconto di una vita in fuga da guerre e lotte intestine fra etnie, da fame e povertà; sembra decifrare il rumore dei pensieri che si aggrovigliano come le matasse di reticolato per terra disseminate, come il niente frugato da mani irrequiete che in complici tasche cercano una risposta non tanto su quanto denaro potranno contare per sopravvivere, ma piuttosto quando potranno inviare altro denaro alla famiglia rimasta in Africa.

Difatti l’assenza di donne o bambini nelle foto di Vizzari ha il significato di una silenziosa presenza.

  « Per le strade la gente cammina torcendosi le mani … (I. Calvino, Le città invisibili, Mondadori).

Così in esergo di lato ad una foto. Sono gli esergo che rappresentano la didascalia che manca, quasi fosse un film muto di cui si vedono scorrere i fotogrammi.

 «Non sono numeri» ma persone umane alle quali spetta il «riconoscimento della dignità» quale fondamento della libertà, che guarda oltre i quadrati reticolari dei campi di accoglienza che nella cronaca rispondono al nome della tendopoli nell’area Asi o di San Ferdinando, del campo di Testa dell’Acqua, dell’ex fabbrica Rognetta, dell’ex fabbrica Sila, dell’ex stabilimento Pomona, della collina di Rizziconi e dei “ghetti” di Rosarno e Taurianova. Da ultimo la tendopoli allestita dai Comuni San Ferdinado e Rosarno insieme alla Prefettura di Reggio Calabria, ma dietro il pagamento di 30 euro al mese per abitarvi, anche se al momento pare che le proteste siano servite ad eliminare l’obbligo di pagare il “canone d’affitto”.

 «Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo …» (Erri De Luca, Solo andata, Feltrinelli)

 Imponente si erge un grande caseggiato con bianchi teli che scendono dalle finestre; ma non è un palazzo residenziale e non sono bianche tende di arredamento; si tratta di una ex fabbrica, una delle tante, che ha riempito pagine di cronaca coi dettagli raccapriccianti di migranti ammassati in stanze asfissianti, di cucine avventate intorno ai fuochi accesi con bombole di gas, che una volta svuotate diventano “arredo urbano”, di macerie che accumulatesi hanno annullato la provvisorietà per edificare una realtà nuova, da ingannare dove «… dentro le case è peggio …» (I. Calvino, Le città invisibili, Mondadori)

 Echeggiano le parole della Lettera Enciclica “Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI riportate al par. 62 sul fenomeno della migrazione « […] Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale […] resta tuttavia accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro […] Ovviamente, tali lavoratori non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono, quindi, essere trattati come qualsiasi altro fattore di produzione. Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione »

Non rappresentano forse l’anima mundi del datato “Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali” che all’art.7 vincola gli Stati parti a riconoscere «il diritto di ogni individuo di godere di giuste e favorevoli condizioni di lavoro» che consistono fra l’altro in « un equo salario ed una eguale remunerazione per un lavoro di eguale valore […] la sicurezza e l’igiene del lavoro ».

Ma in realtà quanti dei migranti in partenza fotografati da Vizzari hanno avuto accesso ai servizi essenziali, quanti di loro durante l’irrorazione dei prodotti fitosanitari sono stati dotati delle opportune protezioni e quanti di loro – non avendo neppure una bici sgangherata – hanno detratto dai 20 – 25 euro al giorno per 8 o 10 ore anche il denaro per pagare i Kapò nel raggiungere i campi agrumicoli?

 … vedete, è solo un muscolo, e lo nutri al sole del profitto (J. Hirshman, Volevo che voi lo sapeste, Multimedia Edizioni)

Non di rado nelle immagini scattate da Vizzari s’intravede la scritta “MAS” sui muri; in questa sede è irrilevante conoscerne gli artefici o motivi, perché risalta come il caso abbia assegnato lo sfondo più adeguato al foto – racconto, visto che evoca l’antica locuzione latina “Memento audere semper” ovvero “Ricorda sempre di osare”.

 Il bus che quel 09 gennaio 2010 allontanava i migranti dalle “ arance calabresi ” aspettava che le lunghe fila si riducessero come un ricordo che si appanna nel tempo, che racconta di “una uscita di emergenza” sovrascritta sui vetri rannuvolati.

Intanto che la vita stava imbavagliata nei sacchi da viaggio, tutti uguali e annodati, accatastati e spersonalizzati, risuona l’eco di chi pensa « Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta …»  (Erri De Luca, Solo andata, Feltrinelli)

 

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