PRESENTATA STAMANI A PALAZZO ZANCA LA MOSTRA FOTOGRAFICA “GLI ITALIANI DI CRIMEA. LA TRAGEDIA DIMENTICATA”

Gli assessori allo Spettacolo Giuseppe Scattareggia e alla Cultura Roberto Vincenzo Trimarchi, insieme a Marco Donato di Informagiovani Messina, hanno presentato oggi a Palazzo Zanca la mostra fotografica “Gli italiani di Crimea.

La tragedia dimenticata” che sarà inaugurata sabato 23 alle ore 17 nel Salone delle Bandiere ed esposta nell’atrio del palazzo municipale sino al 9 marzo. Alla cerimonia d’inaugurazione, moderata da Helga Corrao, interverranno, dopo i saluti del sindaco Cateno De Luca, e degli assessori Scattareggia, Trimarchi e Musolino, il curatore della mostra Stefano Mensurati di Radiouno Rai, Alexandra Voitenko presidente dell’Associazione culturale Messina-Russia e Marco Donato di Informagiovani Messina.

“L’esposizione, composta da 31 pannelli didascalici, di cui 15 saranno in lingua italiana e 16 in lingua russa, – hanno dichiarato gli assessori Scattareggia e Trimarchi – ha l’obiettivo di far conoscere il vissuto della comunità italiana di Crimea, che purtroppo ancora oggi non è molto nota in Italia, raccontando la storia delle famiglie italiane, prevalentemente pugliesi, che tra il 1820 e il 1870 emigrarono in Crimea.

Nel 2015, dopo un incontro tenutosi a Yalta, il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto di riabilitazione della comunità italiana di Crimea, considerandola vittima di persecuzioni e deportazioni. Purtroppo ancora oggi l’Italia si rifiuta di riconoscere la comunità italiana di Crimea che continua ad essere priva del diritto di cittadinanza italiana. Pertanto la mostra si ripropone di far conoscere alle autorità italiane lo stato di necessità di questa comunità, ormai abbandonata”.

Tale migrazione fu favorita da due fattori: dopo il Congresso di Vienna furono inviati nel Regno delle Due Sicilie emissari dell’impero russo per reclutare agricoltori, pescatori e artigiani; i Borboni, dopo l’invito da parte degli emissari dell’Impero russo, decisero di aprire a Kerch un’agenzia consolare per agevolare i traffici e le relazioni diplomatiche. Ben presto la comunità italiana si guadagnò il rispetto della popolazione in quanto molti membri della comunità riuscirono ad acquistare terreni e ad aprire attività commerciali. Dopo la rivoluzione del 1917 le cose cambiarono completamente e alla comunità italiana vennero confiscati quasi tutti i beni; il 28 gennaio 1942 Stalin firmò il decreto che autorizzava la deportazione in massa degli italiani di Crimea; fu cosi che cominciò il processo di annientamento della comunità italiana.

La maggior parte di loro furono rinchiusi nel gulag di Karaganda in Kazakhstan, dopo la fine della guerra i sopravvissuti riuscirono a tornare in Crimea, ma furono costretti a vivere ai margini della società, infatti, essere stati rinchiusi in un gulag significava essersi macchiati di una colpa molto grave agli occhi della società civile.

Nel 2008 è stata fondata a Kerch l’associazione Cerkio che ha lo scopo di radunare tutti i discendenti della comunità italiana di Crimea e coltivare lo studio della lingua italiana. Dal 2009 l’associazione organizza una commemorazione per ricordare le vittime della deportazione.

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