Anpi: “Decreto Sicurezza e Immigrazione” se ne è discusso ieri a Messina

da sx: Felice Scalia, Goffredo D’Antona, Ottavio Terranova

di Marta Cannata e Sostine Cannata

Galleria fotografica di Josè Martino

Molto partecipato l’incontro dibattito dal titolo “Aspetti giuridici, politici ed etici del Decreto Sicurezza” svoltosi ieri pomeriggio nel Salone delle Bandiere del Municipio di Messina. L’Anpi, nelle sue componenti cittadine, provinciali, regionali e nazionali, ha voluto creare un momento di riflessione collettiva su quanto conseguirà ed è già conseguenza dell’applicazione del Decreto Sicurezza.

Felice Scalia

La partecipazione di circa duecento messinesi all’incontro, dà il senso di quanto ci sia necessità di capire e confrontarsi sulla politica di “securitate” messa in atto da questo Governo.

I relatori, introdotti dal Presidente della Sezione Comunale Anpi “Aldo Natoli” di Messina, Patrizia Caminiti, hanno avuto modo di centrare i loro interventi su vari aspetti e su singole parti del decreto.

A dare inizio all’incontro è stato invitato il giovane iscritto all’Anpi, Dario Cannata, che ha letto la poesia introduttiva a  “Se questo è un uomo” di Primo Levi, poeta, scrittore, intellettuale e internato ad Auschwitz, ricevendo un caldo applauso.

Ottavio Terranova e Patrizia Caminiti

L’avvocato Goffredo D’Antona ha ben esposto le implicazioni giuridiche del decreto sia nei confronti dell’immigrazione sia verso l’ordine pubblico, evidenziando gli elementi di criticità e di inutile accanimento giudiziario rivolto a reati che fin qui non prevedevano pene, o ne prevedevano di lievi, trasformati in reati gravi, quali quello di blocco stradale (arresto fino a 6 anni), accattonaggio, ecc.; banalità come il Daspo per i sospetti terroristi. D’Antona si è detto sicuro che il decreto affonderà contro lo scoglio della costituzionalità, in particolare per quanto riguarda la violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana.

Felice Scalia E Goffredo D’Antona

Ha poi fatto un riferimento alla “difesa legittima”, che non è la stessa cosa della “legittima difesa”, e che sarà il prossimo passo del Governo e permetterà di difendersi prima ancora di essere offesi, con le mostruosità che tale licenza comporterà.

Con il Decreto si abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che prima garantiva una tutela e i diritti fondamentali, quali sanità, scuola, lavoro, abitazione, ecc., nell’attesa che venisse analizzata la propria situazione di richiedente asilo. La Costituzione non fa distinzione tra migranti economici e umanitari; tale distinzione è un’alchimia degli ultimi anni. Il razzismo è intrinseco in una legge che fa differenza tra chi è straniero e chi non lo è.

da sx: Goffredo D’Antona, Ottavio Terranova, Patrizia Caminiti e Vincenzo Calò

La revoca della cittadinanza è un abominio poiché chiunque tra noi può incappare in un processo penale. Ciò non può essere motivo sufficiente per la revoca della cittadinanza, la quale potrà essere riottenuta solo al termine del processo, con l’ultimo grado di giudizio. Nel frattempo, l’imputato è apolide, se non rimpatriato, ed ha perso il lavoro, l’attività economica, se ne aveva una, le relazioni sociali e quant’altro, anche se alla fine del processo dovesse essere assolto, e avesse diritto a riavere la cittadinanza. Ciò crea due tipi di cittadini: italiani dalla nascita e “altri” italiani, ai quali la cittadinanza è stata solo “concessa”, e pertanto può essere revocata.

Ottavio Terranova

Il decreto Salvini, anche attraverso la parziale chiusura dei centri di accoglienza (SPRAR, Cara, Cda…) priva gli immigrati delle loro relazioni sociali ed economiche, trasformandoli in facili prede della criminalità. Per concludere, potremmo dire che il decreto criminalizza gli stranieri.

All’intervento di D’Antona, molto applaudito, è seguito l’intervento del teologo e gesuita Felice Scalia, che analizzando i motivi storici, politici ed economici che sono all’origine delle migrazioni, ha chiesto di riflettere sulle responsabilità dell’Occidente. Ha poi detto che chi brandisce il Vangelo per incitare all’odio e a fini elettoralistici, non è degno di essere cristiano, così come non è degno chi non accoglie il povero e citando un passo del Vangelo, Matteo 25 “Ero straniero e non mi avete accolto” ha menzionato il Cardinal Ravasi che questo passo ha postato su facebook, suo malgrado scatenando la rabbia dei cani internauti. Una comunione vissuta senza l’idea di comunanza di ciò che si è e di ciò che si ha è blasfema.

da sx: Goffredo D’Antona, Ottavio Terranova e Vincenzo Calò

Scalia si chiede in base a che cosa si possa giudicare immorale o non etico il Decreto. Il criterio può essere solo il cammino delle civiltà, il concetto di buon comportamento e l’estensione di questo concetto. Fin dove estendere il concetto di buon comportamento? Nella cultura tribale, tutto era circoscritto alla tribù chiusa in se stessa, che considerava nemica la tribù vicina, in base al principio di sopravvivenza; per la sicurezza della propria tribù si potevano compiere gesti e crudeltà di ogni genere. Infatti non esisteva una percezione di “comune destino umano”. Chi non apparteneva alla tribù era un non uomo.

Teodoro Lamonica e Goffredo D’Antona

La norma del comportamento intratribale era “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te.” Con il passare del tempo le tribù si uniscono in popolo e poi in nazione. Al tempo dei nazionalismi la morale tribale è di nuovo intatta, e alle minacce esterne si reagisce “responsabilmente” con violenza in nome della sicurezza. Di questo passo il Nord riconosce umani solo i bianchi, allo stesso modo in cui Colombo, prendendo possesso dei nuovi territori “indiani occidentali” non considera uomini gli indios.

Dario Cannata

Dall’altra parte i muri di separazione furono abbattuti con il tabù dell’incesto. Nel 1789 vi è il primo riconoscimento teorico dell’uguaglianza. L’etico è tutto ciò che considera l’uomo come fine e non come mezzo. I problemi umani si risolvono insieme condividendoli. La fine del socialismo (1989) stava già nella negazione della necessità di internazionalizzare la questione operaia. Ciò è anche vero oggi, dove la lotta è tra operai cinesi e operai europei ed americani, che vedono, questi ultimi, portar via il lavoro e la fabbrica. Ciò permette al capitale di sfruttare l’uomo fino a renderlo insignificante, senza lavoro e senza dignità.

da sx: Felice Scalia, Goffredo D’Antona e Ottavio Terranova

Con la concezione di etica come utilità subentra il razzismo e le primitive idee secessioniste della Lega diventano “Difesa della Patria”, ritornando ad un’etica tribale, che si era evoluta ad etica universale. Non è vero che esistono razze, uomini e sottouomini. Il Decreto Sicurezza si basa su non verità. I mezzi di Salvini sono: la negazione dei diritti di coloro che hanno avuto la disgrazia di non essere in fondo al mare e la negazione della loro dignità umana attraverso la criminalizzazione aprioristica.

Silvana Salandra

Il Decreto sicurezza trasforma noi occidentali da carnefici in vittime. Sorvola sulle cause dell’immigrazione, “sono solo sbarchi da respingere!”. Il Decreto ci aliena e ci fa dimenticare le nostre responsabilità coloniali, neo-coloniali e post-coloniali, che hanno reso e rendono (attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali, l’uso della conquista e della guerra, l’inquinamento e la desertificazione ambientale, culturale, politica e sociale) questi luoghi inabitabili, costringendo masse di uomini sempre più cospicue a fuggire e attraversare il Mediterraneo, senza le garanzie offerte agli ebrei da Mosè nell’attraversamento del Mar Rosso.

Il pubblico

Riprendendo l’analisi di D’Antona, padre Scalia riafferma il concetto di legittima difesa, come previsto dalla nostra Costituzione, del tutto diverso da quello di difesa legittima, che porterà all’attuarsi delle enormità dette dal Presidente Bush Junior che sono la difesa o guerra preventiva e la guerra infinita.

Il decreto pone in essere una situazione tale che il passato, inteso come storia, venga ridiscusso, e questo continuo revisionismo fa cadere la fiducia dell’uomo verso l’uomo. Ogni uomo teme l’altro uomo ed ha il diritto di difendersi ancor prima che quest’ultimo lo offenda.

Tavolo relatori

Il potere senza legge che si fa esso stesso legge è il faro di questo Governo. Occorre riprendere il discorso da dove sono iniziati gli intrighi e gli interessi, ovvero da quando l’uomo è stato annullato, ma soprattutto occorre prendere una grande decisione antropologica: “Che umanità vogliamo essere?“. Ci sono due prospettive, una è la globalizzazione dell’umana umanità, l’altra è quella della disumanità, ovvero la negazione dell’uomo.

Il pubblico in sala

Ai primi due relatori è seguito l’intervento di Vincenzo Calò, responsabile Anpi per il Sud Italia, che ha lodato gli interventi precedenti, ribadendo l’assenza di punti di contatto tra la discriminazione e i principi cristiani.

Felice Scalia

Secondo Calò se dobbiamo scegliere tra la legge e la giustizia, scegliamo la giustizia, ossia la Costituzione. Il Decreto è l’antitesi dell’integrazione, infatti già nel nome “Decreto immigrazione e sicurezza” vi è una contraddizione in termini, poiché presuppone che l’immigrazione produca di per sé insicurezza. Tutto ciò rappresenta un’inversione di tendenza rispetto a un percorso di integrazione che si era faticosamente avviato. Il mondo occidentale ha scelto che una gran parte del mondo venisse sottomessa e sfruttata dall’altra, per potersi garantire maggiore benessere e riducendo al minimo ogni “intrusione”. Ciò tradotto nell’orribile slogan “Prima gli italiani!”, che corrisponde ad una sorta di cannibalismo: la parte debole cerca di cannibalizzare la parte ancora più debole.

Tavolo relatori

Occorre però interrogarsi sul perché due italiani su tre la pensino come Salvini. La risposta è questo mondo di indifferenti che legittima l’attività dell’uomo forte. Le stesse istituzioni sanciscono la “legge” che tutto si può per difendere qualcosa. Perciò oggi più che mai serve un atteggiamento di lotta: intraprendere una battaglia affinché la Costituzione venga pienamente attuata. Non bisogna aver paura quando si combatte una battaglia di giustizia.

Il pubblico

All’intervento di Calò è seguito il dibattito. Hanno preso la parola Silvana Salandra che ha riportato l’esperienza nazionale in sede locale, facendo riferimento al non rifinanziamento, da parte dell’attuale giunta comunale di Messina, di un progetto decennale destinato ai Rom, che potrà portare dodici famiglie persino all’espulsione dal territorio italiano. Quando i volontari dell’associazione che ha fin qui gestito il progetto si sono recati dall’illuminato Sindaco De Luca per chiedere lumi, si sono sentiti dire che i soldi servono per i baraccati.

Ottavio Terranova

Poi sono intervenuti tra gli altri Giuseppe Campione, Saverio Di Bella e Giovanna La Maestra, approfondendo rispettivamente la nascita dei populismi italiani degli anni novanta, la guerra tra poveri, l’importanza di un’educazione che non c’è (a scuola non vengono letti i poeti e non si educa alle emozioni, ma al contrario si insegna il conflitto per auto affermarsi).

Presenti in sala anche i presidenti dell’Anpi provinciale di Messina, di Siracusa e di Trapani.

Ha concluso i lavori il Vicepresidente nazionale dell’Anpi Ottavio Terranova che ha raccontato la storia dell’Anpi, dalla sua nascita partigiana fino alla necessità di esistere che ancor oggi ne fa un elemento di vitalità della politica italiana.

Felice Scalia

Vincenzo Calò

Il pubblico

Saverio Di Bella

da sx: D’Antona, Terranova e Caminiti

da sx: Felice Scalia, Teodoro Lamonica, Goffredo D’Antona e Ottavio Terranova

Da sx: Teodoro Lamonica, Goffredo D’Antona e Ottavio Terranova

da sx: Ottavio Terranova, Patrizia Caminiti e Vincenzo Calò

Giuseppe Campione

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