Sugli abusi sessuali del clero siamo alla farsa

Il Consiglio Episcopale Permanente parla di informazione ed educazione, ma non discute e non decide su quello che dovrebbe veramente fare. Lo scandalo continua

Antonino Gambadoro (Messina, 1965) “Pinocchio e luna” 2018 a acrilici su tavoletta, cm 30 x 20

La questione degli abusi è ritornata, come era inevitabile, all’ordine del giorno del vertice dei vescovi. Sulla questione abbiamo detto e ridetto da anni cose di buon senso, ampiamente argomentandole. Ripetiamo quanto abbiamo scritto dopo l’assemblea generale dei vescovi di novembre. Bisogna – dicevamo – “prendere atto della gravità della situazione anche in Italia, esprimere un pentimento collettivo per la prassi diffusa di proteggere il prete pedofilo, organizzare atti penitenziali importanti, istituire una struttura di indagine per il passato e di monitoraggio per l’oggi (come fatto da altri episcopati), modificare le Linee Guida del 2012 (corrette nel 2014) che i vescovi si erano date, prevedendo l’obbligo di denuncia alla magistratura del prete pedofilo e l’istituzione di un’autorità indipendente in ogni diocesi che accolga e ascolti le vittime che poi dovrebbero essere supportate in ogni modo”.

Nella riunione conclusasi oggi del Consiglio Episcopale, a quanto risulta dal comunicato ufficiale, non si dice alcunché del proposito di rivedere le Linee Guida nell’assemblea generale di maggio, come era stato preannunciato. Si fa marcia indietro? Poi neanche si discute dei punti urgenti da noi proposti facendoci portavoce dei tanti che soffrono per questa questione, a partire dalle vittime e dai loro famigliari. Del passato e del presente non ci si occupa, delle vittime non si dice una parola. La CEI non è ancora in grado di avere informazioni esatte sulla dimensione del fenomeno. Invece si sceglie la via di intervenire solo in materia di prevenzione, informazione e formazione. A questo scopo si sceglie la via di un “Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa” di cui si approva il Regolamento, il cui testo non viene diffuso. Una struttura in più tra quelle sovrabbondanti della CEI, che avrà tempi lenti per funzionare, scopi proiettati solo nel lungo periodo e di consulenza e di promozione di Servizi regionali o interdiocesani con scopi simili al servizio nazionale. E intanto si prende tempo, si dice che si fa qualcosa e il problema con la sua urgenza si insabbia, sperando che il passare del tempo sia una buona medicina. Ma proprio oggi papa Francesco ha detto che l’incontro di febbraio dei presidenti delle Conferenze Episcopali deve essere “operativo” e non solo di “studio”. Esattamente il contrario dell’attitudine dei vescovi.

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento