Il cinema ritrovato a Bologna

di Francesco Saija

Domenica 1° luglio si è conclusa la XXXII edizione del Festival bolognese “ Il Cinema Ritrovato”.

Per 9 giorni, ben 120 mila persone hanno visto cinema e in otto mila al giorno si sono ritrovate nelle diverse sale cinematografiche e nella bellissima piazza Maggiore che ogni anno (dalla fine di giugno ai primi di luglio) diventa il centro mondiale della settima arte.

Da circa venti anni frequento questo meraviglioso Festival che è giusto definire il Festival più bello del mondo.

Un festival che quest’anno ha visto la presenza di ben 4000 accreditati provenienti da vari Continenti.

Una manifestazione cinematografica , come affermato dal direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli, che è colta e popolare.

Un Festival che vede la presenza di tanto popolo che non è il “popolo” dei populisti che oggi imperversano in Italia, ma è popolo motivato, popolo colto che ha idee e che ama confrontarsi con tutte le culture del nostro piccolo pianeta, che in fondo è solo un granello di sabbia nell’immenso universo.

Un popolo che, nei giorni del Festival, si fa comunità e vive insieme le storie e soprattutto la storia contenuta nei 123 anni della storia del cinema.

E’ bello vedere assieme critici cinematografici, storici del cinema, addetti ai lavori e cinefili di ogni tipo e tantissimi giovani e giovanissimi che per nove giorni sono capaci di vedere 12 ore di cinema con una media di 6 film al giorno.

Andare al Cinema Ritrovato – come scrive sempre Farinelli nella introduzione al catalogo – significa scoprire che il Festival bolognese “ è diventato un museo del cinema aperto per otto giorni e una scuola di cinema per chi vuole trasmettere al pubblico di oggi quel patrimonio meraviglioso di film che hanno cambiato la nostra vita”.

Proprio un museo, ma un museo vivente che è il cinematografo, che riesce a fare un grande miracolo: fare rivivere sullo schermo, attraverso le immagini in movimento, paesaggi e ambienti ormai non più esistenti e soprattutto persone ora ridotte in cenere che riprendono vita e poi si dissolvono come fantasmi e comunque rimangono nella memoria di noi viventi.

Per quanto mi riguarda, la visione dei film del passato e la successiva riflessione, costituiscono un grande momento di rivisitazione della storia e di spiritualità.

Riflessione storica e critica, godimento e riflessione estetica, riflessione filosofica e spirituale sulla vita e sulla morte.

Per la trentaduesima edizione, per vari motivi, mi è stato possibile seguire il Festival solo per 5 giorni e cercherò, in vari articoli, di fare qualche riflessione su alcune “perle” viste nelle varie sezioni in cui si articola il Festival.

Anche seguendo integralmente  il Festival e vedendo 12 ore di cinema al giorno, è impossibile poter vedere tutto.

Quest’anno, tra cortometraggi, lungometraggi e “frammenti”, sono stati presentati più di 500 titoli e quindi, a Bologna, è umanamente impossibile vedere tutto..

Ma posso assicurare, per coloro che per la prima volta sentono parlare di questo Festival,   che, sapendo scegliere i giusti “sentieri”, è possibile poter vedere le cose migliori e potere assaporare di tutto.E’ comunque una spinta a ritornare!

“Il Cinema Ritrovato” è certamente un grande progetto culturale collettivo di valore internazionale e fa onore alla città di Bologna, alla Fondazione Cineteca di Bologna e all’Ente Mostra Internazionale del Cinema Libero.

Un Festival supportato da anni da un Comitato scientifico e da un Comitato di programmazione.

Dopo tre anni dalla scomparsa dell’indimenticabile e compianto direttore artistico, il finlandese Peter von Bagh, quest’anno è stata creata una direzione artistica collettiva di quattro persone che, come leggiamo in catalogo, potrebbe essere “una formula fuori moda”, visto che “ il presente è dominato dall’ossessione dell’Io”.

Ma si tratta di una formula in perfetta sintonia con la storia del cinema perché il cinema nasce dalla collaborazione di tante persone e viene visto nelle sale da tante persone.

Le nuove tecnologie permettono oggi di vederlo anche “in solitaria”, perfino sul telefonino. Ma è altra cosa!

Tanti auguri quindi di buon lavoro alla nuova direzione artistica composta da Cecilia Cenciarelli, Gianluca Farinelli (che è anche direttore della Cineteca), Ehsan Khoshbakht e Mariann Lewinsky.

Il festival di quest’anno ha visto la presenza, nella prima serata del 23 giugno, di Martin Scorsese che è impegnatissimo, con la sua Film Foundation, nella conservazione e preservazione del patrimonio cinematografico mondiale.

Il regista americano, che ha avuto i bisnonni emigranti siciliani, ha tenuto una partecipatissima lezione di cinema nel meraviglioso teatro comunale di Bologna, in dialogo con quattro giovani cineasti italiani: Jonas Carpignano, Matteo Garrone, Valeria Golino e Alice Rohrwacher.

Centrale quest’anno il Mastroianni “ritrovato”, con la presentazione di otto film, alcuni poco conosciuti, che toccano varie tappe della carriera dell’attore.

Tantissimi i film “ritrovati e restaurati”, in pellicola 35mm e in digitale.

E ancora le ricerche sul colore, le tante riscoperte, i film (n soprattutto sonori ) di John M. Stahl, gli “£sguardi” cinematografici del nostro Luciano Emmer, la rinascita del cinema cinese tra il 1941 e il 1951, la riscoperta del cineasta italiano di frontiera Marcello Pagliero, i tanti documentari che sono centrali nella storia del cinema, il grande scrittore del cinema Arrigo Frusta, attivo nella casa di produzione Ambrosio di Torino, e la cinematografia partenopea con al centro le sue canzoni e con un omaggio a Elvira Notari che simboleggia il cinema napoletano tra gli anni dieci e venti del secolo ventesimo e allo scomparso storico del cinema delle origini Vittorio Martinelli.

Ma anche il ricordo del 1918 con la fine della grande mattanza della prima guerra mondiale e il periodo delle famose dive Francesca Bertini, la messinese per caso Pina Menichelli e Lyda Borelli.ù

E cosa dire del grande progetto di restauro dei film di Buster Keaton e della ricchezza della produzione cinematografica del 1898?

Non è mancato il ricordo, per il cinquantenario, della rivoluzione culturale del 1968 e dell’attore e regista turco Yilmaz Guney, proprio nell’anno della rinascita in Turchia del “sultanato”.

Vorrei segnalare anche due importanti pubblicazioni librarie: il catalogo del Festival che è opera di grande valore storico e scientifico e il prezioso volume “Cinema muto italiano. I protagonisti”, dello storico del cinema Aldo Bernardini, presentato a Bologna in occasione del Festival.

Preziosissima inoltre la pubblicazione di tre cofanetti ( con libro e DVD ), editi dalla Cineteca di Bologna: “Tutto Vigo”, con i quattro film restaurati di Jean Vigo; “Dive!” con quattro capolavori del cinema muto con le dive Lyda Borelli e Francesca Bertini e “La corazzata Potemkin” di Sergej Ejzenstejn, nella versione integrale restaurata ( con due commenti musicali ), presentata lo scorso anno in piazza Maggiore in occasione della XXXI edizione del Festival.

Nei prossimi articoli andremo alla ricerca di alcuni film “ritrovati” visti a Bologna.

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