Dalla fotografia alla realtà in “Differenti Prospettive” di Simona Bonanno

di Dominga Carrubba

Simona Bonanno,Lungomare del Ringo,2014

La mostra fotografica di Simona Bonanno, avuta luogo dal 23 al 30 marzo nei locali dell’Università Telematica Pegaso di Messina, aveva come titolo “Differenti Prospettive”.

Quelle stesse prospettive che si ripropongono differenti nel riguardare dopo qualche giorno quelle foto messe in rassegna, comunicando una sensazione prima percepita soltanto da Simona, e poi da ciascuno che ne sia venuto a contatto.

Simona Bonanno, Aeroporto Cherles de Gaulle, Francia,2017.

Comunicare è il sottotitolo che si potrebbe applicare a ciascuna delle foto, perché l’artista messinese – non a caso vincitrice anche del premio The Independent Photagrafer Black and White (2018), visto che i colori nero e bianco compongono la grammatica più ricorrente nella sua espressione fotografica – riesce a riproporre il valore etimologico della parola com-munis, scambiando con lo spettatore il dono che la nostra fotografa per prima riceve: l’intuizione partecipata. Ovvero la sensibilità nel guardare dentro le cose che d’intorno muovono e segnano la realtà, diventando attori di un scenario partecipato e da chi lo cattura con l’occhio della macchina fotografica e da chi lo scopre per la prima volta nella sua essenza, che non è univoca ma differente, in coerenza con il brocardo latino “hic et nunc” qui ed ora.

Parigi, New York, Aeroporto Charles de Gaulle, le colonne di Città del Vaticano, Berlino, Katakolo, Dublino, Civitavecchia, Messina. Sono alcuni dei luoghi fotografati da Simona Bonanno, dove le persone che si trovano scelti dall’obiettivo, non restano figure occasionali, ma interpreti del teatro-città, suggerendo prospettive fino ad allora trascurate, non viste, non intuite in un significato altro da quello scontato dalla quotidianità.

Quante volte siamo stati in un aeroporto, davanti ad un poster pubblicitario, incrociando uno sconosciuto che tiene un cellulare in mano e alzando infine lo sguardo al piano superiore, vediamo qualcuno con la valigia che aspetta sotto il riflesso di una luce, che sembra somigliare alla luna?

Di certo tante volte, ma poche in cui questi elementi si trovano assieme immortalati da un click, diventando il foto-racconto di uno spazio-tempo.

«Se dovesse scegliere la foto che meglio rappresenta un profilo del suo pensiero o del suo modo di essere, quale sarebbe?»

Un veloce sguardo alle foto e Simona, sorpresa ed esitante, risponde:«Non saprei, ma è proprio vero che una foto non risponde ad una sola verità. Alcune delle foto vengono scattate anche con uno smartphone, con immediatezza motivata dalle sensazioni, coinvolgendo anche ad insaputa le persone che si trovano occasionalmente nella scena, e senza le quali non sarebbe la stessa.»

«Non definirebbe concettuale la sua foto?»

«Forse in una prima fase del mio peregrinare con la fotocamera, cercavo di comunicare un messaggio con le foto. Adesso, è tale la serenità che caratterizza questo periodo della mia vita da non cercare la rispondenza tra il concetto ed una foto, ma tra il benessere emotivo di un attimo ed una foto che resta nel tempo

Simona Bonanno, Parigi, Francia,2010

Di certo diventano frammenti del tempo catturati nello spazio i veli bianchi delle suore in una piazza parigina, tanto piccole sotto i grattacieli quanto grandi nell’umiltà. Sono ancora frammenti quella fila di gente ripresa dall’alto a Katakolo, il prospetto anteriore della Chiesa di San Francesco a Messina che, permeato di sole, sembra sostare amplificato sui quadrati a specchio del Palacultura.

Simona Bonanno, Campanile del Duomo, 2016

L’arte fotografica sollecita l’immaginario, riverbera, duplica o capovolge la realtà, offrendo per caso differenti prospettive, come il doppio scenario dove il Campanile del Duomo di Messina dimora sul margine opposto a quello in cui la stessa fotocamera, in pari momento, con l’ausilio di uno specchio cattura l’immagine di una passante rannicchiata nella stessa Piazza.

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