Charley Fazio, La bellezza ritrovata: un progetto fotografico per la solidarietà

di Dominga Carrubba

«Ciao, mi chiamo Mario e ho 7 anni / 7 e mezzo per la precisione / mi piace il sole, l’amicizia, le persone buone / il calcio […]Mario vieni qua / prendiamo tutto quel che abbiamo / e raggiungiamo papà’ / mamma, proprio adesso, sto tirando un rigore […]Ma guarda te a jella proprio a me doveva capitare / quattro giorni su sta barca, intorno ancora solo mare / ma ti pare giusto / uno va in vacanza per la prima volta / e quelli lì davanti son capaci di sbagliare rotta / che poi a chiamarla barca / ci vuole un bel coraggio / stare in tre / seduti in mezzo metro di spazio[…]Stiamo tutti bene / stiamo tutti bene / stiamo tutti bene[…]» ( Mirkoeilcane, Stiamo tutti bene)

“Stiamo tutti bene” canta il riff  incalzante della canzone di Mirkoeilcane, giovane cantautore italiano, che racconta il viaggio di un bambino, ritrovatosi in uno dei barconi anonimi del Terzo Millennio, pensando che si tratti di una vacanza che lo ricongiungerà al padre.

Canzoni parlate, immagini romanzate, pittura e foto, sono tutti interpreti della realtà, che osservano i luoghi e intuiscono i nonluoghi, che fanno la cultura e la cura del vivere sociale con la bellezza ritrovata.

La bellezza secondo Charley Fazio

«La bellezza non è solo quella visibile da tutti, oggettiva o soggettiva. Esiste un mondo nascosto e intimo dentro ognuno di noi, una dimensione invisibile ai propri occhi, ma che si rivela a quelli degli altri.. Un “non luogo” ove risiede la bellezza […] la si percepisce perché ci attraversa».

Così il fotografo Charley Fazio introduce “La bellezza ritrovata – Shot for hope” nell’omonimo catalogo che presenta il progetto – mostra ideato dopo un anno e quattro missioni trascorso a Kilis, percorrendo la Città di polvere, devastata da macerie che circondano le vite emarginate al confine turco-siriano, quasi rappresentando il limbo che trattiene quelle stesse vite interrotte da una guerra politicizzata, sottratte alle proprie case e private della propria identità.

Quanti bambini da rifugiati hanno dovuto rinunciare all’infanzia, prendere l’indispensabile e partire verso un viaggio dove smarrire la capacità di meravigliarsi?

Proprio lo “stupore” rappresenta il trait d’union dell’incontro tenutosi lo scorso sabato 13 gennaio presso la Sala Consulta della Camera di Commercio di Messina, dedicato alle “Anime sospese” di Kilis, come Charley Fazio le ha fotografate nel luoghi dell’anima piuttosto che in quelli derivati dal paesaggio fatiscente tra mura ferite da strategie geo-politiche. Quelle strategie che soltanto la conoscenza dei fatti storici può spiegare, come Giovanni Raffaele (docente di storia moderna Università di Messina) ha rilevato durante la presentazione dell’iniziativa solidale, moderata da Anita Magno (Casa editrice Mesogea), introdotta da Alberto Palella, Vice-Presidente della Casa degli Imprenditori (come lo stesso ama definire la Camera di Commercio), da Anna Schepis, psichiatra e psicoterapeuta, che ha evidenziato le difficoltà nel sanare la sintomatologia da stress post-traumatico, in considerazione anche del fatto che i bambini hanno minori difese interiori rispetto agli adulti. La presentazione è stata altresì arricchita dalla testimonianza diretta dello stesso fotografo.

E` la meraviglia che Charley Fazio ha percepito in missione umanitaria per Ahmad, Abier, Malek, Mohamad, Jamal ed Aya e Fatima e ancora Hammed, fra i tanti bambini rifugiati di Kilis, dai cinque ai tredici anni, che hanno realizzato con il nostro Charley il catalogo “La bellezza ritrovata – Shot for hope”, formato da 65 foto, tra quelle scattate dall’autore e dagli stessi bambini alla ricerca della “bellezza” da catturare con una Lomo Instant Wide.

«In che modo ha coinvolto attivamente i bambini di Kilis, tra cui il più grande di 13 anni  in un progetto fotografico?»

«L’idea è nata quasi spontaneamente, facendo il mestiere di fotografo non mi è venuto difficile pensare ad usare il mezzo fotografico per coinvolgere i bambini. Farlo con una Lomo Instant, una macchina a sviluppo istantaneo che sembra finta, è forse l’idea della immediatezza che in sé è stata più azzeccata, vedere apparire la foto su un pezzetto di carta prima bianco, tenerla in mano, conservarla … ecco questo è forse il valore, oltre al tema della ricerca della bellezza, del progetto.»

«Quando ha chiesto loro di fotografare la “bellezza”, quale sensazione ha percepito in loro? Forse un gioco?»

«Stupore, intanto, nel tenere in mano un oggetto sconosciuto, molti di loro non avevano tenuto mai in mano una macchina fotografica, figuriamoci vedere uscire da quella scatola una fotografia! Dopo lo stupore molto spesso vi era esitazione … come per dire … “è difficile trovare qualcosa di bello qui

Eppure, i bambini di Kilis hanno trovato qualcosa di bello da fotografare, che di certo ciascuno ad occhio nudo riterrebbe pleonastico o persino brutto a vedersi, invece ogni anima ne può percepire la bellezza, ogniqualvolta le foto di un orsacchiotto di peluche, delle persone che stanno d’intorno, di una bicicletta, della propria famiglia, del proprio quartiere o della madre che cucina, traducono la quotidianità dell vita in fotogrammi.

Inoltre, rispetto ai bambini di Kilis, le immagini scelte, e lasciate così come dagli stessi scattate, preferendo l’unicità del gesto alla perfezione del risultato, diventano chiavi di lettura utili a risalire dal trauma obiettivo, così da riconoscere, stimolare e rinvigorire le risorse interne al bambino. L’idea di Fazio di mettere in mano ai bambini una Lomo Instant, ha riattivato la curiosità per uno strumento risultato magico, che con meraviglia riproduceva la loro vita, bella perché tale, bella perché ancora vita, bella perché resiliente, tanto da ridurre gradualmente l’effetto disumanizzante prodotto dagli abusi dovuti alla guerra, e restituire al bambino lo sguardo permeato di speranza, rimuovendo quello rabbuiato degli adulti.

«Ha descritto la gentilezza con cui è stato accolto dai  genitori o da chi aveva la responsabilità dei bambini. Con quale sacrificio conservano l’essenza della bellezza della vita, improvvisandola ogni giorno da rifugiati?

«C’è molta rassegnazione, disillusione, della bellezza della vita credo che rimanga loro solo il ricordo nutrito forse dalla speranza, quella di tornare presto nella loro terra abbandonata in fretta e furia nonostante sappiano di non trovare che macerie.»

Quelle macerie riprese dal video-racconto “Città di polvere” – proposto durante la serata di solidarietà – realizzato da Fazio a Kilis, con le musiche originali di Antonio Vasta e la partecipazione dello speaker Giancarlo Cattaneo, che ha dato voce alle impressioni dell’autore.

La bellezza ritrovata per e con i bambini di Kilis

L’evento, che ha coniugato la cultura alla solidarietà, è stato promosso dall’Associazione no- profit Joy For Children, costituita con il fine di proteggere i minori in situazione di emergenza in ogni parte del mondo e sostenerli con progetti orientati a riscattarli dalle conseguenze derivate da violenze, guerre e persecuzioni. Il ricavato della vendita del catalogo “La bellezza ritrovata” è infatti devoluto ai progetti dedicati ai bambini di Kilis, fra cui: intraprendere una collaborazione con l’ospedale del luogo per sostenere le famiglie che non possono stare accanto ai bambini che siano degenti; avviare un centro di formazione per ragazzi che garantisca l’istruzione, un lavoro e la cultura.

«Dopo avere ritrovato la bellezza di esserci, nonostante tutto, e la bellezza dei bambini, simbolo di speranza, quale sensazione avverte nel tornare in una realtà che sembra “rifugiata” ai confini tra l’ essere e l’apparire?»

«Vergogna, mi vergogno per me e per gli altri. Non servono altre parole.»

E` vero, non servono altre parole, se non quelle di tagliente ironia, del testo “A mare si gioca” di  Tony Canto, intervenuto con la sua chitarra a sostegno dell’iniziativa promossa da Charley Fazio: «Si può giocare al gioco dello scafo / si sale tutti su un gommone / fino a riempirlo all’inverosimile / quando quello che porta il gommone, / che comanda, / dice di buttarsi tutti a mare / ci si butta a mare, / è un gioco […]»

 

 

 

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