FERITE A MORTE

regia di Vincenzo Tripodo

 

Teatro Riccardo Casalaina  Novara di Sicilia (ME)

 

11 gennaio 2014

 

ore 21.00

 

 

Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: ‘E se le vittime potessero parlare?’ Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. ‘Ferite a morte’ vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi.

 

Serena Dandini

 

 

 

 

“Ferite a morte si apre con una scena popolata da un tappeto di scarpe rosse che segnano il confine di sangue che lega le donne agli uomini che ne hanno tatuato le estreme radici, condannandole al destino di “morte ammazzate”. È l’attualità di una femminilità negata che viene messa in scena attraverso i monologhi di sedici donne, attrici e lottatrici di emozioni che seguono la palestra per attori ActorGym diretta da Vincenzo Tripodo, che ha curato la regia di questa performance.”

 

Vincenza Di Vita rumorscena.com 29 giugno 2013

 

 

 

Lo spettacolo è frutto di un lungo percorso di ricerca cominciato nell’ottobre 2012, che partendo dal testo della Dandini, si è via via verticalizzato cercando di trovare l’anima dietro ognuna delle donne rappresentate. Un lavoro che ha necessariamente messo in gioco la fisicità dei loro corpi, dei loro gesti, delle loro debolezze e contraddizioni, svolto sotto l’attenta supervisione del coreografo Antonio Gullo. Una ricerca anche sonora, che si è concentrata sotto l’abile guida di Cecilia Foti e Ivana Zimbaro sul timbro, sui colori e gli accenti, sui silenzi, i soffiati e le grida.

 

Tutti gli attori hanno scavato nella vita dei loro personaggi per ricostruirne il passato, per conoscere i luoghi, i tempi e le condizioni in cui i delitti di cui sono state vittime si sono sviluppati. Ognuna delle protagoniste ha lavorato sul proprio personaggio attuando delle ricerche anche sul linguaggio e i gesti che potessero ritrarre al meglio i loro caratteri, così la donna manager in tailleur che parla con accento milanese, lascia il posto all’operaia con pettinatura anni ’80 o a un’incredibile matta che “aveva un mostro in casa”, che trasforma le parole e il racconto della sua morte annunciata, veicolando in esse un profondo senso di smarrimento, perché non può esserci un senso in ciò che ci viene raccontato. Una ricerca che ha varcato i confine nazionali, come nel caso della poetessa messicana Susana Chavez, cui si ispira uno dei monologhi più intensi, e per la cui preparazione l’attrice ha persino preso contatto con l’associazione messicana per i diritti delle donne, che ha fornito molti dettagli sulle vicende dietro l’omicidio della poetessa.

 

Hanno collaborato alla realizzazione di questa performance Marta Swinarska e Katarzyna Andrzejczuk, efficacemente guidate e coordinate da Vincenza Di Vita, inaugurando una collaborazione fruttuosa tra la compagnia Querelle e l’Università di Varsavia e l’Università di Messina.

 

 

 

Lo spettacolo si apre con un monologo tratto dall’accusa del noto prete di Lerici che ha scatenato polemiche, affiggendo sul portone della sua parrocchia un volantino in cui le donne vengono accusate di essere le provocatrici  dei loro stessi femminicidi. Su questa estrema provocazione pesantemente indossata da coreute scenografiche ed eleganti, si eseguono intense danze forti come pugnalate.

 

 

 

Le storie narrate non trascurano nessuno aspetto della femminilità, si passa da racconti degni di personaggi “da Cavalleria Rusticana” a “cretinette” con tacco sei, strangolate con un foulard griffato; da Caltanissetta a Peshawàr, solo un fiore di loto, simbolo estremo di femminilità reca in sé speranza nel racconto di una donna bambina soldatessa, che viene freddata, “perché una donna istruita può cambiare il mondo”. La notevole spinta lirica rappresentata con violenza ma anche con grande sensibilità rivela una delicatezza nel mettersi in ascolto dell’altro sesso con riverenza e rispetto.

 

Il nostro impegno vuole ribadire come ogni giorno debba in realtà essere il buon motivo per parlarne e per fare sensibilizzazione, a partire dai più giovani. Vuole ribadire come gli atti celebrativi non siano sufficienti a denunciare ed educare rispetto ad azioni quotidiane e costanti che è responsabilità di tutti assumersi, prima di tutto come persone. Fintanto che ogni anno centinaia di donne moriranno a causa di violenza gratuita, non possiamo pensare di essere il luogo sano in cui far crescere in nostri figli. Ecco allora che l’impegno oltre che politico e istituzionale diventa collettivo e ci coinvolge in un problema che non è solo di chi subisce violenza ma dell’intera Comunità in cui questa si manifesta. La violenza mina la libertà di ognuno di noi. La crisi non può mai diventare l’alibi per non trattare o accantonare i temi sociali che sono alla base di ogni sviluppo capace di guardare al futuro.

 

“Ferite a morte” ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica proprio su queste drammatiche lacune e sollecita alla sottoscrizione della “Convenzione NO MORE! Contro il femminicidio” (si può firmare sul sito: http://convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it/) che incalza il Governo e le istituzioni italiane a discutere urgentemente le proposte in materia di prevenzione, contrasto e protezione delle donne dalla violenza maschile e la ratifica immediata della Convenzione del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011).

 

 

 

 

 

 

 

FERITE A MORTE di Serena Dandini

 

 

 

regia: Vincenzo Tripodo

 

 

 

coreografie: Antonio Gullo

 

 

 

aiuto regia: Cecilia Foti e Ivana Zimbaro

 

 

 

stagiaires: Katarzyna Andrzejczuck e Marta Swinarska, Università di Varsavia

 

 

 

costumi: Angelica Oliva

 

 

 

produzione: Gigi Spedale

 

 

 

Con:

 

 Linda Bonanno, Annamaria Cannatelli, Emilia Celi, Marielide Colicchia, Carmen Foti, Grazia Maria Grasso, Umberto Gulletta, Anna Manfredi, Emanuele Morabito, Giuliana Morabito, Angelica Oliva, Alessandra Pace, Stefania Panetta,

 

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