situazioni surreali nell’Università italiana

di

Il 17 ottobre è stato pubblicato il DM ripartizione dei punti organico 2013 e sono subito saltate all’occhio le grandi disparità tra i diversi atenei. Per il sistema universitario il turn-over complessivo è fissato al 20%, ma alcuni atenei, Scuola Superiore Sant’Anna (turn-over 212%) e la Scuola Normale di Pisa (turn-over 160%) in testa, non solo conservano tutti i punti organico ma li incrementano incamerando una parte di quelli sottratti agli altri atenei. Come mai? Perché nella ripartizione dello scorso anno, basata su criteri simili, non c’erano tali squilibri? La ripartizione di quest’anno rispetta le regole? Quali saranno le conseguenze pratiche?

Come noto, il turn-over per il personale universitario, relativamente agli anni 2012 e 2013, è stato fissato al 20% delle risorse rivenienti da pensionamenti e cessazioni dell’anno precedente.

Le tabelle in alto mostrano che i criteri con i quali sono stati ripartiti tali punti organico hanno prodotto situazioni surreali, nelle quali alcune università hanno ottenuto un turn-over effettivo pari anche ad oltre il 200%, cioè – caso quasi unico nel mondo del pubblico impiego in tempi di limitazioni del turn-over – tali atenei potranno assumere oltre il doppio del personale cessato dal servizio, con un guadagno netto che arriva fino ad oltre il 900% di punti organico. Il tutto, però, a discapito di altri atenei.

In termini assoluti, l’ateneo più avvantaggiato da questa operazione risulta essere il Politecnico di Milano, che si ritrova con ben 20,42 punti organico “in più” rispetto a quelli teorici che avrebbe ottenuto con un turn-over al 20%. In termini percentuali, la palma dell’ateneo più fortunato va invece alla Scuola Sant’Anna di Pisa, con un numero di punti organico pari al 964% in più rispetto a quelli teorici.

Il problema, però, è che tali punti organico “extra” sono stati paradossalmente prelevati dai pensionamenti avvenuti in altri atenei, molti dei quali vengono così a ritrovarsi con un turn-over effettivo intorno ad un misero 6%, con una perdita secca del 66% di punti organico.

L’università che ha subito la più alta perdita in termini assoluti è Napoli “Federico II”, con -18,83 punti organico. In termini percentuali, gli atenei più bistrattati risultano essere, ex aequo, Foggia, Siena, Seconda Univ. di Napoli, Bari, Messina, Sassari, Palermo, Cassino, Molise, con una decurtazione pari a -66%.

In pratica il meccanismo perverso messo in atto dal D.M. ha agito come una sorta di “Robin-Hood” al contrario: ha tolto punti organico derivanti dai pensionamenti di ad alcuni atenei (generalmente, ma non sempre, quelli del Centro-Sud) per concederli ad altri (generalmente, ma non sempre, quelli del Nord).

Infatti, a differenza di quanto accadde per esempio con il Piano Straordinario Associati, i punti organico questa volta in gioco non erano “aggiuntivi” o “premiali”, ma si trattava semplicemente degli usuali punti organico da pensionamenti. Da un certo punto di vista quindi, è come se i docenti di Napoli “Federico II” che, andando in pensione, hanno generato quei 18,83 punti organico di cui sopra, siano stati considerati come docenti, per esempio, del Politecnico di Milano (che, appunto, si è ritrovato con circa 20 punti organico “extra”).

Social

Articoli recenti

Commenta

Invia commento