„Volksgut“ Patrimonio popolare: la magia e il valore della fiaba

 di Dominga Carrubba

La tre giorni al Palacultura promossa dall’ Associazione Culturale Italo-Tedesca di Messina.

Dal 22 al 24 novembre le sale del Palacultura “Antonello da Messina” hanno ospitato la manifestazione „Volksgut“ Patrimonio popolare, organizzata dall’Associazione Culturale Italo-Tedesca di Messina, con il contributo del Ministero degli Esteri Tedesco tramite il Goethe-Institut Italien in Roma, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Federale a Napoli, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, dell’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, della Provincia Regionale di Messina, dell’Amministrazione Comunale Città di Messina, della Fondazione Bonino-Pulejo, ed in collaborazione con l’Associazione Culturale Kiklos.

La manifestazione ha aderito al progetto “Grimmland” ideato dal Goethe Institut Italien , in occasione dell’anniversario dei 200 anni dalla pubblicazione dei “Kinder-und Hausmärchen” ovvero “Fiabe del focolare” dei Fratelli Grimm; ma l’adesione al progetto – attivato con molteplici iniziative per tutta Italia – è stato personalizzato, come dichiara Antonia Gasparro, Presidente A.C.I.T. di Mesina.

Si è aggiunta l’analisi della favola come mezzo di espressione interculturale e interdisciplinare, che diventa trade – union  fra illustrazioni, spettacoli teatrali, cortometraggi ed un recital animato dalla suspense del racconto simulando le scene nel suono della musica.

Da qui muove l’incontro tenuto sulle fiabe grimmiane intorno all’interesse letterario e al valore pedagogico, riservandola Terza Edizionedel “Concorso Laura e Magdalena Gonzenbach” alla percezione del patrimonio fiabesco dall’immaginario dei giovani dell’era multimediale, quasi ponendo a confronto la cultura de “I musicanti di Brema” con il genere fantasy di “Harry Potter”.

Come non considerare interculturali le fiabe di Grimm?

Quel libro di fiabe sorretto sulle ginocchia da Wilhelm Grimm – scolpito di fianco al fratello Jacob nella piazza centrale di Hanau – hanno incontrato circa160 lingue e nel giugno 2005 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) decise di proclamare “Patrimonio dell’Umanità” la prima edizione della raccolta di fiabe “Kinder-und Hausmärchen” (Fiabe del focolare) 1812 – 1815; motivando che « queste storie si sono dimostrate una fonte inesauribile di ispirazione per l’arte, la musica, il teatro, il cinema e i nuovi media digitali».

Dopo i saluti del Console Onorario della Repubblica Federale di Germania in Messina, Nunzio Turiaco, ha inizio la rassegna delle parentesi culturali del Volksgut.

Giovedì 22 novembre sono protagoniste le tavole antropomorfe della giovane Claudia Palmarucci che rielabora con le sue illustrazioni la fiaba  “Die Bremer Stadmusikanten” ovvero “I musicanti di Brema” (ed.  orecchio acerbo, 2012).

La mostra è stata presentata da Michela De Domenico – architetto e fumettista –  che ha riassunto il percorso della “fabula”  dalla tradizione orale ai media digitali, ricordando la “morfologia della fiaba” distinta da Vladimir Propp nella costanza degli elementi immaginari e incantati, che si alternano in trentuno funzioni articolando il linguaggio fiabesco nella composizione della trama, dall’allontanamento di un personaggio/eroe all’imposizione di un divieto, dal superamento di prove orientate a riuscire nell’impresa allo smascherando del falso eroe / antagonista, giungendo al lieto finale e ottenendo il premio promesso.

Dal “C’era una volta” si arriva alla morale universale che ne “I musicanti di Brema” – rivisitata dalla Palmarucci – conclude: «E a chi per ultimo l’ha raccontata, ancor la bocca non si è freddata».

La De Domenico dà inizio ad un dialogo con l’illustratrice, evidenziando la gamma cromatica di matrice fiamminga che affiora dalle tavole, il surrealismo di Magritte illustrando i quattro Musicanti di Brema come animali antropomorfi – l’asino che non valeva più il fieno che mangiava, il cane ogni giorno più debole, il gatto vecchio troppo in là con gli anni e il gallo Crestarossa in procinto di essere servito in brodo –  e i rimandi alla letteratura oppure al contesto sociale attuale.

Una per tutte la tavola dove … tutti e quattro proseguirono il viaggio … per diventare musicante della banda cittadina di Brema, che riprende il “Quarto Stato” del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Difatti alla domanda sul metodo di lavoro, la Palmarucci risponde:«il maggior tempo è dedicato all’interpretazione, da cui muove la tecnica ad olio e matita su carta o la sola matita».

La lettura politica è latente nelle tavole dedicate alla “cacciata del brigante” in perlustrazione nella casa abitata dai quattro Musicanti, illustrando il gallo alludendo ad un giudice che grida “Portatemi quel furfante”, che nella favola risponde al nome di brigante e nella realtà a chiunque delinqui la Giustizia, abilmente illustrata nel coltello tenuto da un uomo ovvero il Can – da – presa.

Alla domanda: « Perché dietro i quattro musicanti illustrati nell’allusivo “Quarto Stato”, ha disegnato soltanto figure umane? non potrebbero essere i Giapponesi, o tutti i popoli che non conoscono la crisi sofferta dagli esodati nella società del benessere dei Briganti?»

La Palmarucci risponde: « Sono disegnati appositamente come figure umane, perché rappresentano l’insensibilità, l’egoismo, lo sfruttamento, una specie a parte».

È inevitabile fare riferimento al concetto di “contaminazione” elaborato da Jack Zipes, che comporta l’inserimento di “nuovi motivi, temi, espressioni, metafore e personaggi”, così come i Fratelli Grimm hanno riscritto e adattato  lo scenario di  favole – espressioni di culture diverse – al “volk” tedesco.

Il pomeriggio è proseguito con la lettura de “La dolce casa nel bosco” tratto dalla fiaba “Hänsel e Gretel” con l’adattamento teatrale a cura di Simonetta Pisano, attrice e regista messinese, che ha catturato l’attenzione dei più piccoli con l’aiuto di due pupazzi e musiche che riproducevanola scena. Lalettura è divenuta un lavoro multisensoriale.

Il confronto multidisciplinare si è concluso con la proiezione del film “I Musicanti di Brema” (Deutschland, 2009) del regista Dirk Regel.

La Filastrocca del pediatra.

La giornata del 23 novembre è dedicata ai ragazzi.

 Circa 400 studenti provenienti dall’I.T.C.G. “L. da Vinci” di Milazzo, dal Liceo Linguistico di Sant’Agata di Militello, dallo I.T.E. “Jaci” di Messina, dal Liceo Scentifico “Archimede” di Messina, dal Liceo Linguistico “Nuova Europa” di Reggio Calabria, dalle Scuole Media “A. Paino” e “G. Pascoli” di Messina hanno visto esibirsi la Compagnia italo – tedesca  “Brot and Denti Theater”, con la  rivisitazione di Franziska Merkel e Giuseppe Sciaratta  de  “Il Cavallo Incantato” tratta da Le Mille e Una Notte, tramite giochi di lente prospettive e forme astratte, incipit per l’immaginazione fra luci e ombre mentre suonano flauti e percussioni.

 La dedizione alla cura della crescita dei bambini, che possa evolversi nella ricerca dell’armonia fra razionalità e creatività, continua ad essere il tema trattato nel venerdì pomeriggio.

 «Ecco i romeni a frotte preoccupati e con le facce bambolotte […] e gli arabi […] i moldavi, i russi, i polacchi e gli ucraini giganti […] ecco i cileni […] un israeliano e un portoghese / alla fine mi salutano tutti in italiano /  io li guardo, li vedo crescere […] e l’imaggino un giorno grandi, / chissà dove, lontano, lontano …»

È la filastrocca del pediatra, non un pediatra qualsiasi, ma Andrea Satta, il medico dei bambini prima che delle influenze, che insieme a Concetta Sirna (Docente di Pedagogia generale presso l’Università di Messina e ricercatrice nell’ambito dell’educazione interculturale), ad Eliana Risicato, a volte bilingue nell’interpretazione del racconto fiabesco, accompagnata dalle composizioni del pianista Melo Mafali, hanno tutti reso possibile attualizzare l’impresa letteraria dei Grimm, che desideravano arginare la regionalizzazione politica della Germania, conquistando l’unificazione culturale tramite la conservazione del patrimonio popolare tedesco.

 Alla luce di questo, appare chiara la definizione della docente Sirna, secondo la quale la fiaba deve essere contestualizzata nello scenario sociale, anticipando il concetto di “socializzazione letteraria” descritto dal professor Ewers (Università di Francoforte intitolata a Goethe), che appare tra i protagonisti delle interviste che articolano il film  “Sulla strada dei Grimm” di Saverio Simonelli – giornalista e germanista – proiettato a fine serata.

La  “socializzazione letteraria” è – riprendendo le parole della pedagoga Sirna – “un aiuto nel viaggio della crescita” , agevolando il processo di maturazione tramite un linguaggio semplice, mutuando il linguaggio delle allegorie talora personificate per sollecitare la percezione del buono e cattivo, del bello e brutto, del pericolo come il bosco traversato da Cappuccetto Rosso, del senso di colpa riscattato dalla consapevolezza della trasgressione.

La digressione della Sirna ha evidenziato come la favola possa diventare il mezzo espressivo per imparare ad accettare l’altro, per conoscere il diverso, per scoprire le potenzialità ignorate ed esplorate tramite la fantasia.

È la volta del pediatra Andrea Satta, che ha reso il suo ambulatorio nella Casilina romana un laboratorio interculturale, dove mescolare un lunedì al mese le parole di favole di ogni parte del mondo con schiacciate calabresi e biscotti palestinesi.

Alla richiesta di aiuto di una mamma straniera che non conosceva altre persone se non quelle incontrate in ambulatorio, il medico dei bambini risponde:« perché non viene una volta al mese con il bambino, e racconta alle altre mamme una favola del suo Paese?»

Ne deriva la raccolta di 22 favole nel libro “Ci sarà una volta” con la prefazione di Dario Vergassola e le illustrazioni di Sergio Staino (ed. Infinito, 2011), il cui ricavato è destinato per intero alla realizzazione di un Centro pediatrico di Emergency in Sudan.

Sono favole provenienti  da Roma o Brasile, dalla Polonia o Egitto, e ancora fino a toccare ogni regione del mondo “ad eccezione dell’Antartide, ma solo perché non è abitato” – ironizza soddisfatto Satta, il quale partecipa attivamente alla “Giornata delle Favole”, riscoprendo come i bambini possano ancora giocare.

Forse che i bambini giocano nelle palestre o davanti ai videogiochi?

Andrea Satta invita a riflettere su come la creatività dei bambini sia strozzata dalle regole di sport che non sono giochi, dalle graduatorie che non sono sane competizioni, dal timore delle prove finali che stimolano sentimenti di prevaricazione diverse dalle prove fiabesche che inducono alla consapevolezza.

«Insieme alla mia collaboratrice abbiamo elaborato una sorta di screening sulla nazionalità dei genitori, ebbene per il 40% uno dei genitori è straniero.»

La leggenda di Colapesce

«Ma lui nuotava e non sentiva niente / voleva arrivare sempre più lontano / […] Quella povera mamma gridava e lo chiamava Cola …»

Sabato 24 novembre la consegna dei premi della III edizione del “Concorso Laura e Magdalena Gonzenbach” ai ragazzi del I.T.C.G. “L. da Vinci”, dell’I.C. Mazzini – Gallo e del Liceo “G. La Farina” è stata incorniciata con la tradizione popolare della “Leggenda di Colapesce”, performance presentata dal Museo Cultura e Musica popolare dei Peloritani e dall’Associazione Culturale Kiklos e realizzata dal Kàlamos  Ensemble, gruppo strumentale-vocale di tradizione siciliana, di Galati Mamertino, introdotta nella mattinata dall’etnomusicologo Mario Sarica, e nell’esibizione serale nell’Auditorium del Palacultura da Christian Much, Console Generale di Germania a Napoli.

Il canto popolare e gli strumenti tipici siciliani hanno tradotto in lingua italiana e tedesca, oltreché in dialetto siciliano, i versi della leggenda dopo avervi rintracciato nell’excursus storico – letterario, intrapreso dal prof. Nino Campagna, di origini messinesi, (attuale Presidente dell’ A.C.I.T. di Pescia) i presupposti di opere di Friedrich Schiller.

E` stato sollevato un ponte virtuale tra Sicilia e Germania, che bene si è inserito nel concetto di favola interculturale promossa dall’A.C.I.T. di Messina.

 La favola è la mistura rinnovata di fantastico e reale, che rende meno gravoso il peso di sacrifici, come per il “bravo Hassan”, l’eroe della favola egiziana narrata nell’ambulatorio interculturale di Satta, il bambino che supplisce alla malattia del padre, che impara a riconoscere nella generosità il mezzo di riscatto dalle rinunce, infine premiata dal “Re dei Mari” con la sua corona di diamanti.

La favola è la vita trasognata degli eroi incontrati da Saverio Simonelli sulla strada dei Grimm da Francoforte a Brema: il sarto Giuseppe che rileva la “sartoria Roma” nella Hepler Strasse, del Wandergeselle Gianni che apprende il mestiere di bottega in bottega, rievocando lo spirito di mediazione dell’impresa dei Grimm fra la tradizione  orale del passato e la tecnica del presente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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