Sant’Agata Militello: Il Castello Gallego ospita il “Ritorno all’Isola” di Togo

di Francesco Carini

Da sabato 11 agosto fino all’1 settembre 2012, presso il castello Gallego di Sant’Agata Militello, saranno esposte le opere del pittore Enzo Migneco, in arte Togo. La mostra, titolata “Ritorno all’Isola” e curata da Angela Manganaro, ha visto, oltre che la partecipazione dell’artista, quella del sindaco Bruno Mancuso e dell’assessore Antonio Scurria, i quali hanno dichiarato in una nota: «La mostra di Enzo Migneco si inserisce perfettamente nel costante perseguimento dell’obiettivo di diffondere la cultura e l’amore per l’arte, […] rappresentando un evento di enorme gratificazione, un risultato insperato che consentirà di poter conoscere ed ammirare gli straordinari paesaggi mediterranei tipici dell’opera di Togo».

Migneco, nato a Milano nel 1937 e cresciuto a Messina, si è formato in un’atmosfera molto creativa grazie alla presenza in famiglia degli zii Giuseppe ed Angelo (anch’essi pittori). Proprio in riva allo stretto, l’artista ha cominciato ad esporre le sue opere nei primi anni ’50, salvo poi ritornare nel capoluogo lombardo alla fine del 1962 per trarre nuovi stimoli e respirare in pieno le più importanti tendenze culturali. Gli anni ’60 rappresentano un decennio molto importante, dal momento che arrivano l’esposizione presso la Galleria Laurina di Roma e la prima personale presso la Galleria 32 di Milano.

Segnalato nel 1972 nel catalogo Bolaffi da Raffaele De Grada, Migneco comincia a dedicarsi all’incisione, tecnica che affinerà negli anni successivi con molto successo. A tal proposito, il grande critico meneghino ha scritto di lui: «Questo tessuto cromatico mi sembra nuovissimo nella pittura di oggi e mi sorprende come se mi trovassi davanti a un prodotto di antiche civiltà eterodosse, trasferendoci dal paesaggio come è dipinto nei nostri tempi in un mondo dove i sentimenti non hanno più nulla di comune con i chilometri di pittura post-espressionista ai quali siamo abituati. […]Si pone il problema di cultura del perché e del come Togo sia giunto a queste nuove forme. Egli è il solo a subire questo processo di evasione dai canoni del nostro tempo […]».

Gli anni ’80 costituiscono un momento cruciale per la sua carriera. Cofondatore negli anni ’80 dello Spazio Aleph, centro culturale per artisti ed amanti dell’arte dove egli espone alcune sue opere commentate da Giorgio Seveso, Togo viene anche presentato dal critico Alberto Cavicchi in occasione delle mostre presso la Galleria Massari I del Palazzo dei Diamanti di Ferrara e ilTeatruKalambur a Wroclaw in Polonia. Intanto torna ad esporre a Messina nel 1986, dopo aver partecipato dieci anni addietro alla Prima Rassegna Nazionale “Mediterranea 1”. Da qui in poi i contatti con la terra natia si faranno sempre più frequenti, attraverso mostre ed attività sparse fra Marsala, Trapani, Ficarra, Piraino, Capo d’Orlando e la stessa Messina, ma, oltre a questo riavvicinamento alla Sicilia, gli anni ’90 ed il decennio successivo sono quelli della definitiva consacrazione, grazie al premio Antonello da Messina ricevuto a Roma nel 2000 ed alle esposizioni presso: l’Università Bocconi, il Parlamento Europeo, il Castello Sforzesco e la Casa di Raffaello (Urbino).

Unitamente al perfezionamento di tecniche come l’incisione, sono i colori della terra natia che caratterizzano i suoi dipinti, facendone un pittore legato in modo ancestrale alle sue origini, sempre presenti nonostante i molteplici successi in carriera. Riguardo la sua arte, mai parole furono più azzeccate di quelle dello scrittore santagatese Vincenzo Consolo, riportate nel 1995 nel Catalogo della mostra allo Studio d’ Arte GraficaRitorna in sogno il mondo, risorge come da uno Jonio di brezze e trasparenze, come da un greco mare risorge trasognata la Bellezza, come l’incanto di una strada chiara, d’una fata morgana tra il cielo e il mare dello Stretto. Ora la luna pietosa risorge, stende chiaro il suo canto, la sua eco sul notturno paesaggio, palpita sulle ferme acque, sulle ramaglie, sopra i tetti di dimore spente […]».

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